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Pescara, 05/04/2026
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Data: 17/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Scompare il fondo per tagliare le tasse. Il governo ci ripensa, tolta la norma dal disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri

ROMA. Salta il fondo per gli sgravi fiscali, quello che doveva essere alimentato dal gettito proveniente dalla lotta all’evasione. Il disegno di legge sulla delega fiscale è stato approvato ieri sera dal consiglio dei ministri, e manca la novità più attesa.
La delega, sottolinea un comunicato stampa diffuso al termine della riunione da Palazzo Chigi, «verrà attuata a parità di gettito e quindi non si attende alcun aumento di pressione fiscale». Ma non è prevista nemmeno una diminuzione.
La nota diramata dal governo evidenzia la volontà di proseguire nel contrasto all’evasione e all’elusione e nel riordino dei fenomeni di erosione fiscale: «Sul fronte dell’equità un contributo sarà assicurato dalla riforma del Catasto dei fabbricati, mentre su quello della crescita emerge la fiscalità ambientale».
Salta il fondo taglia tasse. Con i soldi recuperati dall’evasione si doveva finanziare lo “sconto” sulla tassazione per i contribuenti onesti. Ma nel documento non ce n’è traccia. Per la seconda volta, una fumata nera. «Nessun aumento della pressione fiscale - spiega il comunicato di Palazzo Chigi -. Razionalizzare il prelievo in funzione dell’equità e della rimozione di distorsioni comporterà una redistribuzione del prelievo, ma questa resterà confinata all’interno dei singoli comparti».
Che il fondo rischiasse di saltare ancora era nell’aria. Prima della riunione, infatti, il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, aveva detto: «Per quest’anno la vedo difficile ridurre le imposte».
Non mancano le polemiche, sollevate dal sindacato. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso definisce la delega fiscale «l’ennesima occasione mancata. Ancora una volta si è fatto balenare che si sarebbe potuto avere un po’ di distribuzione fiscale, penso soprattutto al lavoro». La riforma dovrà ora essere attuata in nove mesi.
Nessun ritocco alle aliquote Irpef. La vecchia delega, depositata in Parlamento, proponeva un’Irpef a tre aliquote (al 20%, 30% e 40%) senza indicare i limiti degli scaglioni e con effetti redistributivi e di gettito non determinati. Per ora restano, le attuali cinque aliquote al 23%, al 27%, al 38%, al 41% e al 43%.
Cambia il Catasto. Non saranno più i vani, ma i metri quadri il criterio usato per determinare il valore patrimoniale dell’immobile. Le rendite saranno riviste assieme alle aliquote, quindi resterà invariato il carico fiscale complessivo.
Taglio alle spese fiscali. Deduzioni e detrazioni sono in bilico. Il governo è delegato a dare una sforbiciata alle spese che appaiono ingiustificate o superate «alla luce delle mutate esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione, ferma restando la priorità di tutela della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e dell’ambiente».
Carbon tax e accise. Sono previste forme di tassazione finalizzate a preservare e a garantire l’equilibrio ambientale e la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici, in funzione del contenuto di carbonio. Il gettito proveniente dall’introduzione della “carbon tax” sarà destinato al finanziamento del sistema di incentivazione delle rinnovabili e degli interventi per la tutela dell’ambiente.

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