Iscriviti OnLine
 

Pescara, 05/04/2026
Visitatore n. 752.870



Data: 17/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Articolo 18, la difesa di Fornero: non c’è stato alcun tradimento

I tecnici del Senato: tutele lavoratori a rischio nel nuovo processo

ROMA - «Nessun tradimento sull’articolo 18» e «piena sintonia nel governo». Dopo le accese polemiche con il fronte degli industriali degli ultimi giorni e le voci di prese di distanze all’interno della stessa compagine governativa nei confronti del suo atteggiamento troppo intransigente, il ministro del Welfare Elsa Fornero prova a ricucire gli strappi, o quantomeno ad ammorbidire i toni: «È ovvio che gli accordi possono essere migliorati. Quello che a nostro avviso non deve succedere è che l’accordo sia stravolto».
Usa il plurale, Elsa Fornero. È il modo per sottolineare che la linea è condivisa, dal premier anzitutto, ma anche dal ministro dello Sviluppo Economico che domenica scorsa ha aperto a modifiche. «Col ministro Passera c’è piena sintonia» ribadisce. E i malumori per quel suo aut aut lanciato da Reggio Calabria l’altro giorno («se cambiano la riforma andiamo a casa»)? «Non esistono», cerca di convincere il ministro del Welfare. Che poi, ancora una volta, difende a spada tratta la sua riforma, a partire proprio dalle modifiche all’articolo 18: «E’ una cosa ovvia» che il giudice in casi di manifesta insussistenza di licenziamento per motivi economici possa disporre il reintegro. «Credo che non si possa identificare nessun tipo di tradimento, ma il sindacato ha proclamato lo sciopero generale e le imprese dicono che c’è troppa restrizione nella libertà di licenziare».
Intanto già arriva una nuova critica: alcune norme del nuovo rito processuale, riducono le tutele in appello per i lavoratori. Perché consentono la sospensione della sentenza di reintegro, lasciando quindi a casa - fino alla decisione definitiva - anche i lavoratori ai quali il giudice ha dato ragione. Un vulnus pesante, rilevato dai tecnici del Senato che, quindi, ora auspicano «una ulteriore riflessione» in merito.
L’attuale disciplina prevede la provvisoria esecutività della sentenza di reintegro ed esclude la possibilità di sospensione a meno che non ci sia il rischio di «un gravissimo danno» per l’impresa. Al contrario, la nuova norma contenuta del ddl stabilisce che la Corte d’Appello possa «alla prima udienza sospendere l’efficacia della sentenza se ricorrono gravi motivi» senza prevedere - come fa l’articolo 431 del codice di procedura civile - un parametro differenziato a seconda che la sentenza sia favorevole al lavoratore o al datore di lavoro. «Se c’è questa lacuna devono correggerla» dice perentoria la leader Cgil, Susanna Camusso, ricordando che lo sciopero di 16 ore non è stato revocato. Poi, a proposito dell’aut aut della Fornero, taglia corto: «Mi sembra più una minaccia per lei, non certo per noi».
Al Senato si va avanti con le audizioni, ma i fari oggi sono puntati sul vertice tra il premier e i tre segretari dei partiti che lo sostengono. «Sulla flessibilità in entrata bisogna cambiare e cambieremo già da domani sera (stasera, ndr)» annuncia il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Stessa determinazione da parte del segretario del Pdl, Angelino Alfano: «Accogliamo con favore le aperture del governo e vogliamo far si che la riforma del mercato del lavoro venga approvata. Ma non contro chi deve fare le assunzioni perché sarebbe un controsenso. Fare una riforma ostile alle forze produttive significa disincentivare l’occupazione e favorire la disoccupazione».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it