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Pescara, 05/04/2026
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17/04/2012
Il Messaggero
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Politica e malaffari - Diamanti e lingotti d’oro, caccia al tesoro della Lega. L’accusa: Belsito, Stiffoni e Rosy Mauro si dividevano i preziosi |
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MILANO Oro e diamanti per 600 mila euro. Comprati con i soldi della Lega dall’ex tesoriere Francesco Belsito, dalla segretaria del sindacato padano Rosy Mauro e dal senatore Piergiorgio Stiffoni. I pm della procura di Milano danno la caccia al tesoretto, per il momento dei preziosi non c’è traccia e sullo sfondo si profila il reato di appropriazione indebita. «Smentisco categoricamente il presunto acquisto di diamanti e oro con i soldi della Lega e mi vedo costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia rispettabilità, onestà e onorabilità», sbotta Rosy Mauro, arrabbiandosi per «l’ennesima fuga di notizie infondate, false e gravemente diffamatorie». Ma dall’analisi della movimentazione dei conti correnti, ai magistrati che indagano sui bilanci truccati del Carroccio risulta ben altro: stando ai primi accertamenti effettuati dal nucleo di polizia tributaria della gdf, lo scorso dicembre i tre avrebbero prelevato 600 mila euro dai fondi depositati dalla Lega presso Banca Aletti e Banca Popolare di Novara. Dopo di che avrebbero depositato il denaro su altri conti aperti nei medesimi istituti, provvedendo poi all’acquisto dei beni rifugio: cinque chili d’oro per un controvalore di 200 mila euro e diamanti per 400 mila euro. Belsito si sarebbe tenuto tutti i lingotti, mentre le pietre - spiegano gli investigatori - sono state divise in tre parti e consegnate materialmente nella disponibilità del vice presidente del Senato, la pasionaria Mauro, di Piergiorgio Stiffoni, uno dei tre componenti del comitato amministrativo del Carroccio, e dell’ex tesoriere Belsito. «Basta, mi sono stancato: credo che seguirò il consiglio del mio avvocato e andrò dai magistrati a spiegare tutto. Di quello che facesse Belsito con i soldi del movimento non ho mai saputo niente, anche perché a me e al senatore Castelli è sempre stato impedito», replica Stiffoni. «Io che avrei acquistato diamanti? E’ un’accusa che mi fa ridere». E che tuttavia potrebbe sfociare nella configurazione del reato di appropriazione indebita. Ora gli inquirenti devono capire se un partito politico possa fare operazioni di questo tipo e soprattutto se l’acquisto di oro e diamanti sia davvero un investimento, oppure un’iniziativa dei tre membri della Lega a fini puramente personali. Ieri intanto la finanza ha acquisito nuovi documenti nella sede di via Bellerio: i bilanci del partito dal 2008, carte sulle spese del Carroccio e ricevute varie, materiale messo a disposizione dal tesoriere Stefano Stefani su richiesta della procura. Il cui interesse non si concentra tanto sulle spese personali della famiglia Bossi, dalla rinoplastica del figlio Sirio al terrazzo della casa di Gemonio, quanto alle irregolarità dei disinvolti rendiconti del Carroccio. E il fatto che il partito abbia manifestato la volontà di rinunciare ai rimborsi elettorali potrebbe essere interpretato dagli inquirenti come una mossa disperata: senza i contributi pubblici il Carroccio non sarebbe obbligato a presentare il bilancio 2001, evitando scomodi approfondimenti della magistratura. I vertici della Lega, in ogni caso, si proclamano collaborativi nei confronti dei pm, assicurando che nel colloquio della scorsa settimana fra Roberto Maroni, Stefano Stefani e i magistrati è stata offerta «piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fare chiarezza e, in questo senso, è stata data disponibilità a far acquisire documenti contabili», come avvenuto ieri. Intanto anche la Corte dei Conti indaga su entrate e uscite della Lega. I magistrati contabili si apprestano ad aprire un procedimento sui bilanci del movimento politico, previa risoluzione di un ingorgo burocratico derivato da fatto che la procura di Napoli, che ha indagato Belsito per riciclaggio, ha trasmesso gli atti alla Corte dei Conti della Campania mentre la magistratura contabile competente per territorio è quella lombarda. Il fascicolo del procuratore capo milanese Antonio Caruso poggerà sul presunto danno erariale, partendo dall’ipotesi di truffa ai danni dello Stato. Secondo le indagini penali infatti, abbellendo i bilanci del Carroccio l’ex tesoriere Belsito avrebbe garantito al partito rimborsi elettorali non dovuti che, solo per il 2011, ammontano a circa 18 milioni di euro.
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