LE INCHIESTE La sorella ai pm: era il prezzo del silenzio Sottratti venti milioni di fondi per l’editoria
NAPOLI. Dall’America Latina al carcere di Poggioreale. Valter Lavitola, faccendiere ed ex direttore dell’Avanti, latitante a Panama dall’11 ottobre scorso, è stato arrestato all’alba di ieri dopo essersi costituito al suo arrivo in Italia. Su di lui pendeva un ordine di arresto della procura di Napoli con l’accusa di estorsione all’ex premier Berlusconi in concorso con l’imprenditore pugliese Tarantini e la moglie. «Ho paura della prigione ma non ne posso più», aveva detto alla partenza da Buenos Aires.
Maglioncino bianco sotto un piumino smanicato, jeans e scarpe da ginnastica, Lavitola è atterrato a Roma accolto da finanzieri e agenti della Digos che gli hanno notificato due nuovi mandati di arresto della procura napoletana con accuse che vanno dall’associazione per delinquere e appropriazione indebita di 20 milioni dell’editoria, alla corruzione internazionale per presunte tangenti pagate al governo di Panama in cambio di un appalto da 176 milioni per costruire carceri. I nuovi filoni d’inchiesta raccontano anche le rivelazioni spontanee fatte il 17 febbraio scorso dalla sorella del faccendiere, Maria, secondo cui Lavitola avrebbe avuto intenzione di chiedere 5 milioni di euro a Silvio Berlusconi. E se il leader del Pdl non avesse pagato, Lavitola «avrebbe avuto tutte le giustificazioni, anche morali, per dire tutto quello che sapeva su Berlusconi». La donna ai magistrati ha anche detto di temere il fratello Valter: «Era un manesco, mi picchiava».
Nel primo filone la procura ha chiesto l’arresto ai domiciliari anche del senatore Sergio De Gregorio, per il quale è stata trasmessa la richiesta alla giunta del Senato. Secondo le accuse del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, Lavitola e De Gregorio sono stati i promotori di un’associazione per delinquere per ottenere fondi per l’editoria attraverso la International Press, società editrice dell’Avanti.
Per l’accusa, Lavitola “quale dominus e coamministratore di fatto della International Press” e De Gregorio “quale socio effettivo dal 1997 e coamministratore occulto” della stessa società hanno ricevuto oltre 23 milioni di contributi per l’Avanti dal’97 al 2009 facendo risultare falsi requisiti. Le nuove ordinanze nascono dall’indagine sulla P4 e sugli appalti Finmeccanica di cui il faccendiere era consulente e hanno portato a dieci arresti, sei in carcere e quattro ai domiciliari. Diciannove gli indagati. In prigione, oltre a Lavitola, sono finiti Vincenzo Ghionni, Angelo Capriotti, Paolo Passalacqua, Claudio Fagiano e Enzo Valori, ai domiciliari Roberto Cristiano, Santo Antonio Bifano, Patrizia Gazzulli.
I magistrati, che stanno facendo accertamenti anche su 500 mila euro che Lavitola avrebbe ricevuto da Forza Italia, considerano che le somme illecitamente incassate sull’editoria sono state successivamente distratte dalle casse della societa e destinate “a soggetti domiciliati all’estero attraverso il ricorso a documenti contabili circa costi mai effettivamente sostenuti”. Da questo filone emerge anche la testimonianza del commercialista di De Gregorio Andrea Vetromile, ex responsabile dei conti di alcune società del senatore. Ascoltato il 29 febbraio dai magistrati, l’uomo ha detto che il passaggio di De Gregorio dall’Idv, partito nel quale fu eletto la prima volta nel 2006, al centrodestra, fu “lautamente remunerato”. Vetromile ha parlato anche dei rapporti del senatore De Gregorio “con esponenti di vertice della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della polizia di Stato”, e anche “molto stretti” con il generale Nicolò Pollari, ex capo del Sismi.
Nel secondo filone, quello sulla corruzione internazionale, Lavitola è accusato di aver ricompensato con “utilità e somme di denaro in contante” il presidente di Panama Ricardo Martinelli, destinatario anche di una valigetta piena di soldi, il ministro della giustizia Roxana Mendez e altri esponenti di governo.
Teste chiave di questo filone d’inchiesta è Mauro Velocci, presidente del consorzio d’imprese che avrebbero pagato tangenti per costruire carceri. «Lavitola mi ha raccontato che lui era il “pupillo” di Craxi e che quando Craxi, da latitante, fuggì in Tunisia, a lui (Lavitola) era affidato il compito di portare i soldi in contante da Berlusconi a Craxi che si trovava in Tunisia».