I dirigenti del sindacato all’assemblea dei lavoratori
LANCIANO - «Qui non siamo di fronte solamente ad una assurda discriminazione nei confronti della Fiom, ma in ballo c'è addirittura il sacrosanto diritto, sancito dalla Costituzione, delle libertà sindacali. Come può la Sevel negare a tanti suoi lavoratori che sono iscritti alla Fiom di non essere rappresentati in fabbrica dal proprio sindacato? Una cosa assurda e inaccettabile». E' il succo degli interventi di Enzo Masino, responsabile per la Fiom nazionale del gruppo Fiat e Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale Fiom-Cgil, intervenuti ieri mattina all'affollata assemblea che ha caratterizzato le otto ore di sciopero, suddivise per turno, indette dalla Fiom nello stabilimento Sevel di Val di Sangro. Altri temi a tenere banco sono stati la difesa dell'articolo 18, la precarietà e la riforma del mercato del lavoro.
Per la Sevel questa è una settimana cruciale. Dopo lo sciopero di ieri, domani e giovedì, sono previste le votazioni per la Rsa (rappresentanza sindacale aziendale), contestate dalla Fiom che ne rimarrebbe fuori non avendo firmato il nuovo contratto Fiat. In base a questa norma, la Sevel ha respinto le nomine dei delegati Fiom che, come risposta, ha fatto ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Lanciano che ha fissato per giovedì il termine ultimo per la presentazione delle memorie conclusive e subito dopo ci sarà la sentenza.
«Non possiamo non stigmatizzare - dice il segretario provinciale della Fiom, Marco Di Rocco - i comportamenti assunti dalle altre organizzazioni sindacali che in Sevel non hanno accettato le liste della Fiom-Cgil e il 18 e 19 procederanno nell'eleggere i 58 Rsa senza nessuna componente contraria alle politiche di Marchionne. Insomma, come nei regimi dittatoriali, tutti uniti per sostenere le scelte di Marchionne e fuori dalla fabbrica chi dissente. Ma il sostegno ricevuto nell'assemblea di oggi (ieri per chi legge, ndr) ci conforta e ci spinge a proseguire nella nostra lotta».
«La Fiom - aggiunge Di Rocco - denuncia pure la scarsa sensibilità della politica e delle istituzioni locali per la totale assenza dal dibattito politico-sindacale dentro la più grande fabbrica d'Abruzzo. Gli unici partiti politici presenti sono stati Rifondazione Comunista, Sel e Italia dei Valori. La Sevel sta per ricevere 30 milioni di euro dal governo centrale per la costruzione del campus dell'automotive ed è strano che a nessuno interessi la vita, la libertà e la salute di oltre 6 mila cittadini che lavorano in Sevel».
Intanto la Uilm, in modo autonomo dagli altri sindacati, ha indetto 4 ore sciopero per la giornata di venerdì, a fine di ogni turno di lavoro, in tutte le aziende metalmeccaniche della provincia. «Vogliamo far sentire la nostra voce - sottolinea il segretario provinciale della Uilm, Nicola Manzi - contro la riforma del mercato del lavoro del governo Monti che riduce le tutele previste nelle vecchie norme, dimentica i precari e lascia nell'incertezza migliaia di lavoratori licenziati».