PESCARA. L’aumento del 10 per cento del costo dei biglietti e degli abbonamenti degli autobus del servizio urbano ed extraurbano manda su tutte le furie i pendolari. Chi ogni giorno viaggia sui mezzi della Gtm, l’azienda che si occupa del trasporto nell’area metropolitana, considera l’impennata come «l’ultimo balzello sulle tasche dei cittadini».
Da lunedì la tariffa dei biglietti per spostarsi in città passa da un euro a un euro e dieci centesimi. «Il prezzo era alto già prima», lamenta Ida Di Clemente, «è una vergogna perché noi prendiamo l’autobus per risparmiare, ma a conti fatti alla fine del mese non c’è nessun risparmio». «Gli aumenti non sono mai accolti bene», ribatte Michela Palermo, «sono costretta a usare i mezzi pubblici perché l’automobile costa ancora di più. Certo, se ci fosse stato un adeguamento del servizio, allora anche noi pendolari saremmo stati avvantaggiati».
A fronte di un rincaro del 10 per cento, l’azienda guidata da Michele Russo non ha disposto investimenti sui mezzi né ha ripristinato quelle corse soppresse in autunno. Gli aumenti sono scattati in tutto l’Abruzzo per quelle corse che ricevono fondi regionali. Dopo due anni di rinvii, è stata stabilita la nuova tariffazione «in considerazione del costante aumento del prezzo della benzina, dei rincari dei prezzi di gestione e manutenzione e più in generale per gli aumenti dei costi di esercizio delle aziende di trasporto». «Mi immaginavo un provvedimento del genere», osserva rassegnata Anna Pozzoli, «siamo di fronte a una crisi enorme, stiamo toccando il fondo». Dello stesso avviso anche Emidio Consalvi e Lucia Veleno: «Aumenta ogni cosa, non poteva non aumentare il biglietto dell’autobus», dicono, «tutto sommato però è ancora una cifra ragionevole». «Il rincaro non va a nostro favore, ma di questi tempi era prevedibile», aggiunge Marcello De Luca.
È più critico, invece, Piero Gallo: «La tariffa di un euro era più che sufficiente». Mentre Lina Manfrini sottolinea che «anche 10 centesimi all’andata e 10 al ritorno alla fine del mese pesano sulle tasche dei cittadini. Senza contare che ci sono mezzi, come il 38, che non si possono prendere perché sono sempre affollati, sporchi e in perenne ritardo». «Vengo in centro per lavorare», rimarca Paola Paris, «il biglietto aumenta, però i nostri stipendi restano invariati. Non è giusto».