Il ministro si impegna a portare a Roma le richieste del territorio
PESCARA - «La novità è che questo non è un elenco di richieste, ma una buona iniziativa, l'inizio di una strategia sulla programmazione 2014-2020 che mette l'Abruzzo davanti ad altri». Con l'ultimo filo di voce rimasto, al termine di una giornata lunghissima, il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca spende parole di elogio sul Patto per l'Abruzzo. Si compiace per l'impostazione del confronto con le parti sociali, le forze imprenditoriali, la rappresentanza politica: «Oggi il tema è cosa l'Abruzzo propone per l'Italia, non cosa chiede all'Italia». E non lascia Pescara promettendo mari e monti, ma condividendo la forte richiesta venuta tanto dal presidente Gianni Chiodi che dal capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro: rappresentare a Roma le istanze di un Abruzzo che c'è, ma anche quello che vuole essere.
Ad esempio quando si giocano partite importanti, come quelle dei corridoi europei o dell'alta velocità ferroviaria, dove sino ad oggi la Regione dei parchi non c'è mai stata e non certo per sua volontà: «L'Abruzzo vuole tornare su quei tavoli -ha detto Chiodi- , perché ha dimostrato con i fatti di avere partecipato a quella politica di risanamento che vede impegnato il Governo nazionale».
Il ministro Barca esalta, come aveva fatto in mattinata nell'incontro con i dirigenti scolastici, alcune specificità del territorio: «Si avverte in questa regione l'esperienza di una forte domanda della conoscenza che non si registra nelle altre aree del Mezzogiorno, ma anche la frustrazione per non essere stata presente sulle grandi scelte strategiche nazionali».
L'occasione per recuperare il terreno perduto c'è, e il Patto per lo sviluppo è anche un formidabile cantiere di idee e di richieste specifiche sintetizzate nel documento consegnato al ministro: alta velocità, infrastrutture, programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, ricostruzione dell'Aquila e progetto per una smart-city; contratti di sviluppo e accordi di programma per le aree di crisi. Camillo D'Alessandro lancia anche l'idea di un sub corridoio che colleghi i due mari: «Vogliamo giocare una partita nazionale nel contesto europeo», mentre Chiodi assicura il sostegno alla Macro regione Adriatico-Jonica, dove l'Abruzzo avrà un ruolo da protagonista nel prossimo incontro di Bruxelles, rappresentando un'area di 20 milioni di abitanti.
Il ministro non si lascia trasportare dai proclami, ricordando il contesto congiunturale nel quale si muove il Paese: «Siamo ancora in una fase di significativa crisi, dobbiamo dunque dimostrare la capacità di fare le cose in tempi certi». Barca fissa una data molto vicina per capire che aria tira: «I mesi di giugno e luglio, fra poche settimane, saranno importanti per verificare la ricaduta delle cose che abbiamo fatto sulle famiglie e sulle imprese».
Ma per il ministro è fondamentale che sviluppo e inclusione sociale camminino insieme. Turismo, agricoltura e industria restano i temi forti sui quali l'Abruzzo dovrà misurare le sue prossime sfide. Le piccole imprese e il mondo artigianale, che rappresentano il grosso dell'economia locale con 130mila aziende in recessione ormai da tre anni, chiedono tuttavia impegni precisi: «Non solo obiettivi legati alla futura programmazione nazionale e comunitaria, ma risorse che essendo già nella disponibilità del Governo -sottolinea il presidente della Cna Abruzzo, Italo Lupo- vanno messe tempestivamente a disposizione del territorio, rendendole immediatamente spendibili». Anche Angelo Taffo, presidente di Confartigianato, ha ricordato che a pagare il dazio più alto della crisi e del post sisma sono soprattutto le microimprese, spina dorsale dell'economia abruzzese con migliaia di addetti.
Barca ascolta tutto, ma alla fine della maratona ricorda di non essere il referente di tutto, come la strategia portuale sulla quale si è soffermato il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa. Il dialogo con il Governo resta però aperto. Ora, dopo i sussulti e il susseguirsi dei tavoli, si aspettano i fatti.