Iscriviti OnLine
 

Pescara, 05/04/2026
Visitatore n. 752.870



Data: 18/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il Patto: Abruzzo nel piano grandi opere. Presentato il progetto per lo sviluppo condiviso da Chiodi, Pd e imprese

PESCARA. «Non chiedetevi che cosa può fare l’Italia per l’Abruzzo, ma chiedetevi che cosa può fare l’Abruzzo per l’Italia». Il ministro della Coesione sociale Fabrizio Barca invita a rovesciare la visione di una regione in crisi che chiede aiuto allo stato centrale, per abbracciare la visione di una regione con grandi potenzialità che, anche a partire da una tragedia come il terremoto dell’Aquila, può diventare volano di sviluppo per l’intero paese. «L’Abruzzo che cosa sta dicendo all’Italia?» si è chiesto e ha chiesto Barca concludendo ieri a Pescara, con l’incontro con il Patto per lo sviluppo, una intensa due giorni abruzzese iniziata in Val di Sangro. «Un bilancio impressionante», ha commentato il ministro, «perché a differenza di altre regioni europee che si affidano solo a una risorsa, l’Abruzzo ne ha almeno tre importanti come l’industria, il turismo e l’agricoltura». Una base sicura per pensare a un piano di sviluppo nel medio e lungo termine. «Il fatto che la Regione Abruzzo ha messo molti fondi sulla ricerca», ha detto Barca, «è sinonimo della volontà di pensare a dopodomani e i Marchionne di questo mondo, quando vedono ricerca e innovazione, è sicuro che rimangono nei territori. Ci rimangono quando si resta competitivi e qui ci sono tutte le condizioni per esserlo. I numeri delle esportazioni in questa regione sono robusti. La capacità di tenuta, seppur con tutte le difficoltà del momento, è legatissima al fatto di avere nella Val di Sangro quel serbatoio che esporta, con una media più alta di quella italiana. L’intelligenza di quel territorio è la volontà di andare sempre avanti e di non essersi seduti». Dunque che cosa sta dicendo l’Abruzzo all’Italia? Sta dicendo innanzitutto, proprio facendo leva su quei dati dell’export, che vuole rientrare nella partita delle grandi infrastrutture.
Lo ha rimarcato il governatore Gianni Chiodi: ««Il processo di sviluppo dell’Abruzzo risente pesantemente anche dell’assenza della Regione stessa sui tavoli che anni fa decidevano la collocazione delle grandi opere infrastrutturali, dall’Alta velocità ai Corridoi europei. E’ un ritardo che rischiamo di pagare caro e per questo motivo il nostro obiettivo politico è rientrare a pieno titolo in quei tavoli, prendendo parte a processi decisionali nazionali e europei importanti». Per tornare a parlare di infrastrutture Chiodi, il Pd («che se è opposizione in Consiglio ma è maggioranza nel patto», ha detto il governatore), Confindustria, i sindacati e le altre associazioni datoriali aderenti al Patto, hanno condiviso un piano infrastrutturale, proposto inizialmente dai democratici, incoraggiato dalle imprese e fatta propria da Chiodi, che riguarda il corridoio Tirreno-adriatico.
«L’Abruzzo», ha spiegato il capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro, «insieme con le Regioni Molise e Marche, è fuori dai corridoi europei che attraversano l’Italia, e, soprattutto, è fuori dalle direttrici dell’alta velocità, che a nord si ferma a Ravenna, e a sud, come è noto, devia da Bari verso Napoli, raggiungendo così il nord attraverso la dorsale tirrenica». «Ciò che manca in Italia», ha sostenuto D’Alessandro, «è lo snodo centrale capace di collegare nord e sud da un lato, e i due mari (Adriatico e Tirreno) dall’altro. Esattamente ciò che proponiamo noi, la realizzazione di un sub-corridoio nazionale, già individuato dal Ministero delle Infrastrutture come “Territorio-Snodo” nel 2006, e mai attuato, collegabile, sull’altra sponda, proprio a Ploce dove inizia il corridoio che attraversa l’Europa transfrontaliera».
Quanto al documento presentato dal Patto, Barca ha rimarcato che «non è un elenco di richieste, ma l’inizio di un ragionamento strategico. In molti casi i punti affrontati oggi possono essere attuati attraverso un’accelerazione dei fondi che sono già nelle disponibilità della Regione. In altri casi» ha aggiunto il ministro, «si tratta di sbloccare, da parte del governo centrale, fondi che sono ancora disponibili. Ad esempio, sui Fas sono ancora disponibili delle risorse che erano originariamente state destinate a obiettivi di servizio o a programmi interregionali che non ci sono più. Noi, su sollecitazione del Parlamento, nelle prossime settimane libereremo questi fondi».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it