MOSCIANO. La Corte di appello dell’Aquila ha respinto il ricorso proposto dal Comune di Mosciano, difeso da Pietro Referza, contro la sentenza del tribunale di Teramo che aveva condannato il Comune ad assumere quattro precari e a risarcirli del danno subito per mancata assunzione (in totale 20mila euro). Dopo aver avviato il processo di stabilizzazione e sottoposto i lavoratori a prove selettive, il Comune di Mosciano aveva annullato la stipula dei contratti di lavoro subordinato a tempo parziale e determinato per tre anni. Per questo i lavoratori, difesi da Lorena Di Giambattista, si erano rivolti al giudice del lavoro. Il loro diritto alla costituzione del rapporto di lavoro, già riconosciuto in primo grado con una decisione di Luigi Santini, è stato ora confermato anche in appello. La Fp Cgil ricorda come ‹‹il processo di stabilizzazione dei lavoratori, impiegati nel Comune di Mosciano dal 1998, prima come Lsu e poi come co.co.co., era stato bloccato dopo un esposto alla presidenza del Consiglio dei ministri da tre esponenti del centrodestra cittadino, che ritenevano illegittima la riserva di partecipazione alla procedura di stabilizzazione in favore dei titolari di co.co.co››. Il sindacato cercò di far proseguire la stabilizzazione, senza esito.
‹‹Il Comune››, commenta il sindacato in una nota, ‹‹ha preferito spendere soldi pubblici a scapito dei lavoratori: già condannato a pagare le spese legali e a risarcire i lavoratori, ha infatti, preferito la strada del ricorso in appello. Chi risarcirà ora i cittadini di Mosciano? La Fp Cgil di Teramo si augura fortemente che il sindaco lo chieda a coloro che decisero di far affrontare all’ente spese inutili e chiede, infine, che vengano finalmente onorati gli impegni assunti con i lavoratori trasformando i loro contratti di lavoro a tempo indeterminato››. Il governo Monti ha “riportato in vita” le norme che consentono di stabilizzarli.