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Pescara, 15/05/2026
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Data: 21/12/2006
Testata giornalistica: Il Centro
«Partiamo con il referendum contro Mancini». Raccolta di firme del comitato promotore. Nicola De Amicis «Occorre un piano traffico incardinato su un efficiente sistema di trasporto pubblico. A cominciare dalla filovia»

Confcommercio in prima linea: gravi i danni per Pescara

PESCARA. «Volete che venga revocato il vigente Piano generale del traffico urbano della città di Pescara?». Un quesito che equivale a una dichiarazione di guerra quello stampato su oltre cinquemila schede che il comitato promotore del referendum consultivo cittadino sul piano traffico targato centrosinistra disseminerà ovunque per la raccolta di firme necessaria per arrivare alle urne.
«Abbiamo aspettato anche troppo», attacca Augusto Di Luzio, capogruppo di An in Comune nel presentare l'iniziativa referendaria avviata con il comitato promotore di cui fanno parte anche gli altri gruppi comunali di centrodestra, associazioni di cittadini e commercianti, Ugl e Confcommercio. «L'amministrazione parla sempre di "partecipazione" e da 14 mesi, da quando sono partite le cosiddette sperimentazioni del Put, ignora ogni nostra proposta e migliaia di firme raccolte, per esempio, contro la chiusura della rampa di piazza Italia dell'Asse attrezzato, quando invece è molto sensibile», sottolinea, «a petizioni di 200 cittadini contro la caserma dei carabinieri nel pioppeto. E allora ecco il referendum: espressione massima di partecipazione». Per poter indire il referendum consultivo l'articolo 39 dello Statuto del Comune prevede la raccolta di almeno cinquemila firme (5% degli aventi diritto al voto) in cento giorni. «Avevamo dato piena fiducia a questa amministrazione», ha detto Alberto Siena vicepresidente della Confcommercio di Pescara nel dissotterrare l'ascia di guerra della categoria, «abbiamo atteso la sperimentazione e le sue proroghe, fatto proposte per riaprire la rampa, sono passati mesi, gli effetti del Put sul commercio sono stati disastrosi: i clienti che vengono da fuori Pescara - e Pescara ha bisogno di clienti che arrivino da fuori altrimenti muore economicamente - ci dicono sempre più numerosi che entrare in città è diventato impossibile, troppo tempo perso e niente parcheggi, così scelgono gli ipermercati. Risorse enormi vanno via dall'Abruzzo tramite le grandi catene di distribuzione». Lorenzo Sospiri, consigliere provinciale di An, ha parlato di ragioni «non ideologiche», a motivazione del referendum, rimarcando il peggioramento della qualità della vita provocato dal piano, con l'aumento dello smog, dei problemi di viabilità, mentre Carlo Masci, ha chiesto all'assessore al traffico Armando Mancini di ripensare il Put prima del voto. Dritti al referendum per Luigi Arbore Mascia, consigliere di An: «E' la prima volta che si usa questo strumento in ambito comunale, il sindaco e i suoi dicono che fallirà, io dico che intanto devono stanziare nel bilancio di previsione 2007 la spesa per la sua attuazione o fare subito marcia indietro sul Put». Un dietrofront visto come altamente improbabile: «Il silenzio del sindaco su questo tema da 14 mesi è assordante», ha detto Guerino Testa, capogruppo di Forza Italia; anzi Berardino Fiorlli, capogruppo di Pescara Futura, è «preoccupato dalla caparbietà della maggioranza: sembra che non vogliano vedere il problema». Un problema generato da un fiume di 120mila mezzi privati che ogni giorno confluiscono nel capoluogo adriatico e che non hanno strade e parcheggi. Dunque un sistema di parcheggi e microparcheggi efficace è quello che viene chiesto soprattutto, accanto però, ha ricordato a nome dei comitati civici Nicola De Amicis, a un piano traffico «incardinato su un efficiente sistema di trasporto pubblico. A cominciare dalla filovia».

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