PESCARA - Tre ore e 37 minuti: era questo, agli inizi degli anni Ottanta, il tempo necessario per raggiungere in treno Roma partendo da Pescara. A distanza di trent'anni, per percorrere la medesima tratta i viaggiatori impiegano, come ha rilevato uno studio dell'associazione consumatori, tre ore e 43 minuti. Basterebbe questo dato a spiegare le difficoltà e le carenze della rete ferroviaria abruzzese, esclusa dai programmi dell'alta velocità e recentemente penalizzata dal taglio di corse e servizi.
Una situazione ormai insostenibile della quale il Consiglio regionale proverà a discutere martedì prossimo nella seduta straordinaria convocata su richiesta dei consiglieri di opposizione di Pd, Idv, Sel e Verdi, firmatari di un documento nel quale chiedono al presidente della Giunta, Chiodi, di sollecitare il Governo e Trenitalia per ripristinare i collegamenti con il Nord Italia e migliorare, riducendone i tempi di percorrenza, quelli con la Capitale. In discussione sarà anche la proposta della Sangritana di attivare corse veloci sulla tratta Bari-Pescara-Bologna e l'ipotesi di una azione di lobbies, con le amministrazioni regionali di Marche e Molise, per convogliare maggiori investimenti sulla dorsale adriatica. Il rischio, sostengono i consiglieri di opposizione, scomodando metafore dantesche, è quella di vedere l'Abruzzo sprofondare nel «girone meridionale». Tutto questo proprio quando appare chiaro che senza un adeguato apparato di strutture e infrastrutture viarie il sistema socio economico difficilmente potrà trovare spinte e impulsi per risalire la china.
Il punto da cui ripartire è in realtà un lungo cahier de doléances: sulla tratta Pescara-Bologna sono state cancellate quattro corse notturne, soppressi tutti i treni diretti al Nord tra le 18 e le 5 del mattino, ridotte le corse dirette, quelle cioè che non prevedono cambi, e dal 2016 potrebbe essere eliminato anche il collegamento regionale diretto tra Pescara e Foggia.