Iscriviti OnLine
 

Pescara, 05/04/2026
Visitatore n. 752.870



Data: 20/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Calderoli, la casa a Roma pagata con i fondi della Lega. Bossi: «Nessun reato, soldi nostri possiamo buttarli dalla finestra»

MILANO Non era solo il cerchio magico ad attingere alle casse della Lega per spese personali. Dopo la casa di Bossi a Gemonio, le auto del Trota, la rinoplastica di Sirio e i fondi al Sinpa di Rosy Mauro, dai documenti frutto delle perquisizioni si scopre che il Carroccio avrebbe pagato con i soldi dei rimborsi elettorali anche l’affitto dell’appartamento romano in cui abita Roberto Calderoli. Un brutto colpo per i duri e puri del movimento padano, messi di fronte alla triste realtà di bilanci colabrodo che a quanto pare a tutto servivano tranne a sostenere il movimento.
A favore dell’ex ministro veniva sborsato un canone di 2.200 euro mensili per un appartamento in via Ugo Bassi al Gianicolo. La spesa è emersa dall’analisi dei documenti che i carabinieri hanno acquisito nelle scorse settimane nelle sedi leghiste, nella cassaforte dell’ex tesoriere Belsito e negli uffici degli altri indagati, tra cui la responsabile amministrativa Nadia Degrada e la segretaria di Bossi, Daniela Cantamessa. Ma c’è di più: gli investigatori hanno interrogato il proprietario della casa, che avrebbe confermato tutto. Non è la prima volta che il nome di Calderoli irrompe nell’inchiesta sui bilanci della Lega, agli atti c’è un’intercettazione in cui la Degrada chiede all’ex tesoriere Francesco Belsito come «giustificare quelli di Cald». Riferendosi, secondo gli inquirenti, ai soldi elargiti al reggente della Lega. Ma non è solo l’immobile di Calderoli a finire nel mirino dei magistrati. I pm di Milano stanno svolgendo accertamenti su alcune spese effettuate da Rosy Mauro, ritenute sproporzionate rispetto alle sue entrate da parlamentare. Al vaglio degli inquirenti ci sono i costi sostenuti dalla senatrice per l’acquisto e il mantenimento di due appartamenti, oltre a svariati investimenti tra cui i 100 mila euro per i famigerati diamanti. Gli immobili oggetto di accertamento sono la casa di Gemonio della pasionaria del Carroccio e la residenza in Sardegna a Cala Bitta, vicino al golfo di Arzachena, attigua tra l’altro a quella intestata a Pierangelo Moscagiuro, guardia del corpo della senatrice. Ciò che vogliono chiarire i pm è se il denaro usato da Rosy Mauro per questi beni provenga da conti personali o sia di altra natura, considerato l’ammontare del suo stipendio. Quanto a spese esagerate, tuttavia, la segretaria del Sinpa non sarebbe un caso isolato nel Carroccio. «Quando vedo che il mio ex capogruppo ha speso in un anno 90 mila euro con la carta di credito del gruppo, qualcuno mi deve giustificare come cavolo son stati spesi», denuncia il deputato Gianluca Pini riferendosi al suo ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni. Il quale replica: «Le spese effettuate sono riconducibili tutte e soltanto ad attività politiche derivanti dalle esigenze del gruppo. I 90 mila euro citati per il 2011 tengono conto di molteplici esigenze, tutte documentabili, trasparenti e perfettamente motivate. La gestione è sempre stata virtuosa e trasparente, testimoniata dall’entità delle cifre lasciate sul conto corrente o investite in titoli a reddito fisso, che ammontano all’incirca a 2 milioni di euro».
Insomma, una gestione improntata ai criteri del buon padre di famiglia. Salvo qualche evento mondano di troppo, come rivela il deputato bergamasco Giacomo Stucchi. «I conti tornerebbero facilmente se, ad esempio, venissimo a sapere che l’ex capogruppo ha usato quei soldi per pagare la cena di festeggiamento dei settant’anni di Umberto Bossi», afferma. Un evento al quale «avrebbero partecipato almeno un centinaio tra deputati, senatori e collaboratori del segretario e del nostro gruppo». In questo clima di tutti contro tutti, la prossima settimana i magistrati milanesi interrogheranno l’ex tesoriere Belsito. Nel frattempo hanno acquisito la segnalazione presentata dall’Uif della Banca d’Italia su movimenti relativi ai due conti personali del senatore Piergiorgio Stiffoni sui quali sono transitati i 200 mila euro destinati all’investimento in diamanti.

Bossi: «Nessun reato, soldi nostri
possiamo buttarli dalla finestra»

ROMA - Nella Lega è ormai guerra per bande. Le prime purghe attuate da Maroni non sembrano aver messo il coperchio su una pentola che resta sempre in ebollizione. Ogni giorno c’è un nuovo caso spinoso e, dopo i lingotti, i diamanti, i dossieraggi, a finire ieri sulla brace sono stati Roberto Calderoli e Marco Reguzzoni. L’ex ministro per la casa panoramica al Gianicolo pagata dal partito e l’ex presidente dei deputati, secondo l’accusa del collega Gianluca Pini, per la prodigalità nell’uso della carta di credito del gruppo. I gruppi e le correnti, cerchio magico incluso, sembrano tutt’altro che sciolti e i rancori reciproci si accentuano. In questo clima è apparsa del tutto naturale la cancellazione dell’incontro tra Bossi e Maroni che, nelle speranze di qualcuno, avrebbe potuto segnare una tregua in casa lumbàrd. Il Senatùr ha appena inteso stemperare le tensioni quando, arrivato in serata ad Alessandria in tour elettorale, ha detto di non saper nulla del dossier a carico di Maroni, aggiungendo che forse vedrà oggi l’ex ministro dell’Interno. No comment sull’espulsione di Rosi Mauro ed un enigmatico «non so» in risposta a una domanda sulla sua possibile ricandidatura alla guida della Lega. Poi nel corso del comizio le affermazioni più hard: «In quello che è avvenuto non c’è reato. Un partito può benissimo buttare i soldi dalla finestra. I soldi non sono quelli dello Stato, ma quelli delle tessere dei militanti. La Lega può farne quello che vuole». La constatazione che «il momento è difficile» e che «a momenti c’è da vergogarsi», viene solo a latere assieme al riconoscimento dell’errore: «Pensavo che Belsito fosse un buon amministratore. Invece, avete visto...».
Questo mentre ieri il Tansatlantico di Montecitorio veniva usato come un ring dagli esponenti del Carroccio. Almeno per quanto riguarda le invettive che uomini e donne della Lega si scambiavano senza curarsi dei cronisti in ascolto. La più gettonata delle parolacce era quella celebrata da Gioacchino Belli con cento sinonimi in un suo celebre sonetto. Non facevano eccezione le signore, come la triumvira Manuela Dal Lago che investiva Gianluca Pini con un inequivocabile «testa di c...». L’accusa a Reguzzoni di aver sperperato 90 mila euro del gruppo non piaceva neanche al maroniano Giampaolo Dozzo suo successore, il quale, affrontato in Transatlantico Pini con un sonoro «che c... hai fatto», lo trascinava in cortile per continuare la lavata di capo. A mestare nel torbido ci prova anche l’onorevole Giacomo Stucchi ipotizzando in un’intervista che i 90 mila euro di Reguzzoni siano serviti a pagare la festa per i 70 anni di Bossi ma, vista l’aria, ritratta subito. Sconsolato Francesco Speroni constata che «sembriamo un covo di vipere». Mentre l’onorevole Crosio si produce in una battuta in sintonia: «Ormai quando vado a pranzo mi porto l’assaggiatore...». Senza assaggiatore al seguito ha fatto invece per la prima volta la sua comparsa al ristorante del Senato Rosi Mauro, andata disinvoltamente a sedersi al tavolo del leghista Torri che, nonostante il decreto d’espulsione, l’ha accolta con un largo sorriso.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it