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Pescara, 05/04/2026
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Data: 20/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«A Berlusconi nessun ricatto volevo 5 milioni in prestito» L’interrogatorio di Lavitola: pronto a parlare degli appalti all’estero

NAPOLI - Dopo sette ore di interrogatorio si è mostrato sereno e in grado di andare avanti ancora per molto, senza accusare stanchezza o mancanza di lucidità. Scherzi del fuso orario o carattere temprato da incroci e triangolazioni di ampio respiro, fatto sta che Valter Lavitola parla, si difende, risponde. E alla fine ammette: «Sì, è vero, ho chiesto cinque milioni a Silvio Berlusconi», stando a una sintesi dell’interrogatorio reso due giorni fa dall’ex direttore de L’avanti.
A cosa si riferisce Lavitola quando parla dei cinque milioni di euro chiesti (o pretesi?) da Berlusconi nel pieno della sua latitanza panamense? Qui, l’indagato sta parlando delle dichiarazioni rese dalla sorella Maria ai pm napoletani che indagano sulla rete di affari di Lavitola. Due mesi fa, lei - Maria Lavitola - ha ricordato che una cittadina brasiliana era stata mandata a Roma con una lettera di Valter Lavitola destinata a Silvio Berlusconi.
In quella lettera, c’era la presunta richiesta di denaro. Sul punto, arrivano oggi conferme dal presunto faccendiere, che non smentisce la versione della sorella. Anzi: al gip Dario Gallo, Valter Lavitola fa capire di «non aver trovato motivi di contrasto con quanto dichiarato dalla sorella». Insomma, c’è una richiesta di denaro di cinque milioni di euro all’ex premier, anche se si sarebbe trattato di una richiesta di prestito e non di ricatto.
Probabile che questo punto possa finire negli atti dei processi che riguardano la relazione triangolare tra Lavitola, Berlusconi e l’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini, su cui indagano le Procure di Roma (presunta estorsione ai danni di Berlusconi) e di Bari (qui invece Berlusconi è indagato assieme a Lavitola per un presunto tentativo di condizionamento dell’imputato Tarantini, nell’inchiesta sulle escort nelle residenze berlusconiane).
Vicende che si intrecciano, inchiesta su cui oggi c’è il verbo dell’ex latitante, che si dice disponibile ad affrontare anche le domande sui suoi rapporti con Finmeccanica. Difeso dal penalista napoletano Gaetano Balice, Lavitola rigetta invece le accuse di corruzione internazionale, in relazione al suo ruolo di consulente del colosso partecipato dal Tesoro. Inchiesta per corruzione internazionale, si scava sui rapporti tra Lavitola e il presidente della repubblica panamense Ricardo Martinelli. Stando a quanto trapelato finora, sembra che Lavitola abbia consegnato il contenuto della borsa di viaggio, con tanto di cellulari, notebook e una serie di documenti. Sono un possibile vademecum sul quale ora insistono gli accertamenti degli inquirenti napoletani. Agli atti, è cosa nota, c’è un doppio filone investigativo a carico dell’ex direttore-editore: truffa aggravata ai danni dello Stato, per la storia dei finanziamenti incassati dal quotidiano socialista (23 milioni di euro in dieci anni); ma anche ipotesi di un giro di tangenti tutto da ricostruire. Lavitola conferma e smentisce, accetta e nega. Ricorda di essere stato un grande amico del senatore Sergio De Gregorio (per il quale c’è una richiesta di arresti ai domiciliari per i fondi all’Avanti), si mostra indulgente verso i suoi accusatori. Un interrogatorio con due facce: se conferma la richiesta di denaro spedita tramite una sua conoscenza (ma mai arrivata a Berlusconi), nega il discorso delle tangenti: «No, erano commissioni, affari, cose lecite - fa capire - non erano mazzette», avrebbe spiegato ai pm.
Ora, dopo l’interrogatorio di garanzia, il pallino torna ai pm. Inchiesta degli aggiunti Francesco Greco e Fausto Zuccarelli, dai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli, probabile un nuovo faccia a faccia con Lavitola. Da ieri sono cominciati anche i contatti tra la Procura di Napoli e due sostituti de pool «anticorruption de la Procuraduria general de la Nacion» panamense, poi toccherà ancora a Lavitola raccontare la storia dei suoi affari nazionali ed esteri.

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