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Data: 23/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Grandi rischi, il verbale originale spariscono frasi compromettenti

Il documento di cinque pagine fu poi ridotto a due dopo il sisma

La nota a firma di Guido Bertolaso, ex numero uno del Dipartimento della Protezione civile, è la numero 144 del 12 ottobre 2009, scritta su carta intestata della Presidenza del consiglio dei ministri: è la famigerata bozza di verbale della riunione della Commissione grandi rischi del 31 marzo 2009. Cinque pagine che poi dopo una serie di ritocchi diventeranno, il 6 aprile, ad evento accaduto, solo due. Con la sparizione di alcuni passaggi-chiave.
Il 31 marzo Bertolaso aveva indetto una riunione (iniziata alle 18.30 e terminata alle 19.30) della commissione Grandi rischi, con l’obiettivo di informare i cittadini sull’attività sismica delle ultime settimane, in seguito ai due terremoti del quarto grado Richter che avevano colpito L’Aquila tra il 29 e il 30 marzo. Nella «bozza» di verbale, che Bertolaso ha trasmesso al dirigente della Sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato presso la Procura, Mauro Pansini, ci sono dei passaggi che non sono stati inseriti in quello che poi sarà il verbale ufficiale. Si parte dal professor Dolce (direttore dell’ufficio sismico del Dipartimento di protezione civile) che fornisce un primo inquadramento delle problematiche da affrontare. Nella bozza Dolce aggiunge che «il problema (quello della sequenza sismica, ndr) è aggravato dalla preoccupazione della popolazione allertata da voci infondate che provocano spesso panico». Altro aspetto curioso è l’intervento di Altero Leone (del servizio di protezione civile della Regione Abruzzo) che non appare sul verbale ufficiale. In quella riunione Leone aveva comunicato che le persone «che giravano per la città con megafono, preannunciando forti scosse, sono state individuate dalla Digos». La parola poi passa al professore Enzo Boschi, presidente dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Nel verbale ufficiale Boschi afferma «che i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi, improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta. La semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore. Se si guarda una faglia attiva, la sismicità è in un certo modo sempre attiva manifestandosi con scorrimenti lenti, piccoli terremoti e talvolta terremoti forti». Nella bozza Boschi si dice sicuro delle valutazioni: «Stiamo studiando con molta attenzione l’Abruzzo e lo stato delle conoscenze ci permette di fare delle affermazioni certe. Si può avere uno scorrimento molto lento e silenzioso o tanti piccoli terremoti che si concentrano intorno ad una zona e generano una scossa molto forte. Non c’è zona in Abruzzo dove non ci sia questa attività». La parola passa poi a Franco Barberi, presidente vicario della Cgr. Nella bozza Barberi a un certo punto afferma: «Ho sentito il capo del Dipartimento della Pc, dichiarare alla stampa, anche se non è un geofisico, che quando ci sono sequenze frequenti si scarica energia e ci sono più probabilità che la scossa forte non avvenga». Infine nella bozza figura anche Daniela Stati, ex assessore regionale alla protezione civile la quale affermava a fine riunione degli esperti: «Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa». Presente il sindaco Massimo Cialente che comunicava la chiusura delle scuole il 1 aprile per consentire le verifiche statiche.

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