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Pescara, 05/04/2026
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Data: 23/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo per gli esodati studia la carta degli incentivi. Galli: «Strada percorribile, ma no a assunzioni forzose»

ROMA Il problema è serio e tutti lo riconoscono. Ma su come intervenire per risolverlo, non c’è ancora chiarezza. E così prende corpo l’idea di un decreto che garantisca una corsia preferenziale agli esodati. O meglio a coloro che, non rientrando nella platea dei 65.000 per i quali il governo ha trovato la copertura e che rientreranno nel decreto ministeriale atteso entro il 30 giugno, rischiano di trovarsi nella posizione peggiore: non più coperti dalla mobilità, non ancora garantiti dalla pensione per effetto della riforma varata a fine 2011. Quanti sono è ancora un rebus ma a loro, che hanno firmato per l’uscita in base ad accordi collettivi sottoscritti entro il 4 dicembre dello scorso anno, il ministro del Lavoro Fornero ha promesso «specifici interventi». Tra questi, anche «la prospettiva di offrire nuove opportunità occupazionali». L’ipotesi a cui si lavora sarebbe quella di assicurare incentivi alle aziende che riassumono gli over 50.
La palla torna dunque, in primis, alle aziende. «Il problema degli esodati è certamente un problema molto serio mette subito in chiaro Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria ma non può ricadere sulle imprese. Non è immaginabile una riassunzione forzosa in quelle stesse aziende da cui quei dipendenti sono usciti sulla base di accordi individuali o collettivi. Un onere di questo tipo sarebbe fuori da ogni logica di mercato e non può che ricadere sullo Stato». L’altra ragione, spiega Galli, è che «quei posti non ci sono più. Le aziende in alcuni casi hanno chiuso o comunque hanno legittimamente utilizzato gli accordi stipulati con i sindacati per riorganizzarsi, anche con nuove assunzioni di giovani». La porta, però, non è chiusa: «Altra cosa conclude il direttore di Confindustria sarebbero degli incentivi ad assumere, rivolti ad una platea generale di persone con determinati requisiti di età e una certa distanza di anni dalla pensione. Questa è una possibilità che le aziende potrebbero considerare».
Ci sono varie ipotesi sul tavolo. La nuova riforma del lavoro ha cancellato a fine 2012 i contratti di inserimento (legge Biagi). L’articolo 53, prevede in sostituzione il nuovo incentivo che riduce del 50% i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro che assume un ultracinquantenne disoccupato da almeno 12 mesi. E’ una misura che potrebbe essere potenziata e utilizzata almeno per una parte di quella platea di 130.000 persone stimate dall’Inps in uscita tra il 2012 e il 2015 e che ancora non hanno materialmente lasciato l’azienda. Vi resterebbero, grazie ai bonus, là dove possibile. Anche le agenzie del lavoro potrebbero usufruirne per giocare al meglio la carta del reimpiego.I sindacati sono scettici. Per la Cisl la via dei bonus è piuttosto aleatoria. Il sindacato di Raffaele Bonanni spinge per l’istituzione di un fondo ad hoc per gli esodati, a carico dello Stato, utilizzando le risorse risparmiate proprio dalla riforma previdenziale. La Uil chiede che tutti coloro che hanno sottoscritto accordi collettivi e individuali per l’uscita abbiano accesso alla pensione in base alle vecchie regole. Un ultima ipotesi riguarda l’Aspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego che sostituirà mobilità e indennità di disoccupazione. Metterla in campo per gli esodati vorrebbe dire anticipare l’andata a regime prevista tra il 2012 e il 2015.

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