Proteste sull’articolo 18 e alla fine ognuno resta sulle proprie posizioni
CASELLE (Torino) - I rituali e le forze in campo sono da «evento eccezionale». Eppure un ministro del Lavoro che va in uno stabilimento a parlare - e a sentir parlare - di occupazione, licenziamenti e previdenza dovrebbe essere un fatto normale. Invece alla fine volano commenti enfatici tipo «il coraggio della Fornero che ha sfidato gli operai», e sfilano volti irati come quelli degli iscritti Cisl che fuori dai cancelli dell’Alenia ripetono che l’incontro non si doveva fare. Senza contare i furgoni della polizia venuta a scongiurare improbabili gazzarre.
L’incontro fra i lavoratori dell’Alenia ed Elsa Fornero regala un resoconto unanime: «Ognuno è rimasto sulle sue». Non che ci si aspettasse qualcosa di diverso, infatti il ministro è tornata a Roma già nel pomeriggio «con l’intento di fare in modo che la riforma del lavoro venga approvata presto dal Parlamento» e la Fiom, che fra mille polemiche (anche con la casa madre della Cgil) aveva organizzato il rendez-vous, ha confermato la volontà di indire lo sciopero generale contro quella stessa riforma. Confronto inutile? «Il confronto non è mai inutile» dicono entrambi i fronti.
Alenia, gruppo Finmeccanica, produzione di velivoli militari e alta tecnologia aeronautica, capannoni alla periferia di Torino e a Caselle, a ridosso dell’aeroporto, tremilacinquecento dipendenti un po’ in apprensione visto che la crisi non risparmia nessuno. Non è una fossa dei leoni per la Fornero. Ma è un bel punto di osservazione per capire l’aria che tira nelle fabbriche italiane, anche le più evolute. Ed è un’aria non buona per il governo e le sue politiche del lavoro. «Ma io non sono certo venuta qui per convincervi» esordisce il ministro.
L’assemblea si svolge sotto un hangar, tutti in piedi ad ascoltare. In piedi pure lei mentre parla. Quando si arriva alle modifiche all’articolo 18 le definisce «equilibrate». Il silenzio si fa brusio, poi protesta. I dirigenti Fiom devono ristabilire le regole: «Prima ascoltiamo, poi facciamo le domande». E quando le domande arrivano sono più o meno tutte uguali: va bene l’emergenza economica, va bene la fiducia dei mercati, va bene la necessità di non naufragare, ma «perché non colpire prima le grandi rendite, i ricchi, gli evasori?».
Ad ascoltare gli operai e gli impiegati che due ore dopo l’assemblea escono dai cancelli a fine turno la replica della Fornero non ha aperto spiragli: «In pratica» è il coro «ci ha detto che vengono colpiti i lavoratori perché nella fase di emergenza i lavoratori garantiscono entrate immediate». Che poi è la traduzione semplicistica di quello che il ministro ha ripetuto senza arretrare di un passo: «La riforma non guarda qualcuno, ma al futuro del Paese rimettendo in moto l’economia per fare in modo che ci sia più lavoro per i giovani, e tutele non limitate a pochi».
In una giornata così normale e insieme così eccezionale non manca anche quello che diventa personaggio suo malgrado: «Mi chiamo Michele, ho 32 anni, e non ho un futuro» dice quando è il suo momento di intervenire. Parla dei suoi 1200 euro al mese e dell’impossibilità di andare a vivere con la compagna. Ricorda alla Fornero le lacrime sulla questione delle pensioni: «Pensai che fossero lacrime sincere, spero che non mi faccia ricredere». Quando tutto finisce il ministro lo avvicina e gli parla Michele: «Mi ha detto che i costi della politica non sono sua competenza». Deluso? «Beh, se non altro è stata coraggiosa».
Coraggio è la parola che tiene banco nei capannelli del dopo. «E’ venuta qui e ci ha ascoltati, onore al merito». Per questo l’avete applaudita? «Non equivochiamo, era solo un applauso di cortesia». Ognuno sulle sue. Appunto.