Il direttore amministrativo dell’Arta, Antonio Fernandez, è finito agli arresti domiciliari e insieme con lui sono indagate altre quattro persone per presunte violazioni legate al concorso per l’assunzione di un assistente tecnico perito elettrotecnico. Concorso pubblico bandito dall’Arta il 15 maggio 2010 e che gli investigatori ritengono sia stato pilotato per arrivare all’assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore precario in servizio allo stesso ente, Pietro Domenico Pellegrini, di 56 anni, risultato vincitore e finito sul registro degli indagati.
Gli altri coinvolti nell’inchiesta, con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio e falsità ideologica in atti pubblici, sono Angela Del Vecchio, 65 anni, responsabile del Dipartimento Arta; Nicola Colonna, 46 anni, dirigente dell’Arpa Toscana (l’agenzia per l’ambiente di quella regione) e, per il reato di corruzione, Pierluigi Tenaglia, presidente dell’ordine degli avvocati di Chieti.
La Squadra mobile diretta da Pierfrancesco Muriana è entrata in azione ieri dando esecuzione alla misura cautelare nei confronti di Antonio Fernandez e notificando gli avvisi di garanzia agli altri, su disposizione del Gip Gianluca Sarandrea che ha accolto così la richiesta dei procuratori Cristina Tedeschini, Nicola Trifuoggi e Gennaro Varone. Parliamo di un concorso che all’Arta scatenò una serie di proteste e di lettere anonime. In particolare, gli uomini della Mobile avrebbero scoperto che il favorito per il concorso aveva avuto in anticipo le tre tracce della prova scritta d’esame. Fernandez, previo consulto telefonico con la del Vecchio, inserì il nome di Colonna per inserirlo tra i membri della commissione di esame benché questi non risultasse negli elenchi delle disponibilità acquisite dall’Arta.
Non è tutto. Scoperta la cosa, una dipendente dell’Arta finì nel mirino dello stesso Fernandez per aver collaborato alle indagini. Il direttore amministrativo pretese che lei si assumesse la responsabilità della composizione della commissione del concorso, cosa che la dipendente rifiutò di fare e pagò questa resistenza con la minaccia di un provvedimento disciplinare e con il trasferimento all’Arta di Chieti, poi decretato dal neo direttore dell’Arta, Mario Amicone, all’oscuro del retroscena. Situazione costata a Fernandez l’accusa di tentata concussione.
Il legame fra l’avvocato Tenaglia e Fernandez, secondo la procura, emerge per un altro episodio. Il dirigente dell’Arta avrebbe concordato il contenuto di due bandi con il legale di Chieti in modo da agevolarlo al concorso per l’avvocatura dell’ente (compito che Tenaglia aveva gestito e che andava riassegnato). In cambio, lo stesso Fernandez avrebbe chiesto l’assunzione della cognata nello studio legale dell’avvocato. Il piano non andò a buon fine - il concorso fu bloccato e riproposto tre volte con motivazioni a volte bocciate anche al Tar - ma dall’inchiesta è comunque emerso questo accordo dietro le quinte che ha fatto scattare per Tenaglia e Fernandez l’accusa di corruzione. Tramite l’avvocato Maurizio Dionisio, Antonio Fernandez si è dichiarato «assolutamente estraneo ai fatti contestati e impaziente di poter rendere alla magistratura ogni più ampia delucidazione».