PESCARA Il testo della prova scritta consegnato a un candidato qualche giorno prima del concorso e il favoreggiamento di un altro "vincitore" nella selezione di avvocatura in cambio di un posto di lavoro per un familiare. E tanto altro di più. Bufera giudiziaria sull'Arta di Pescara: i riflettori della Mobile si sono accesi su concorsi e appalti truccati. In manette il direttore amministrativo e altre quattro persone sono indagate. Ai domiciliari è finito il cinquantaseienne Antonio Fernandez. L'uomo, assieme a un altro dirigente dell'Arta di Pescara e a un ingegnere dell'Arta Toscana, è accusato di aver "addomesticato" un concorso pubblico bandito dall'ente abruzzese il 15 maggio del 2010, per l'assunzione a tempo indeterminato di un perito elettrotecnico. A casa del "vincitore" gli uomini della Mobile di Pierfrancesco Muriana avrebbero trovato la copia della prova scritta - a conferma che i tre avrebbero agito fuori dalle regole - che il lavoratore avrebbe ricevuto qualche giorno prima dello svolgimento della prova. Indagato, quindi, anche il candidato favorito. Ma evidentemente le manovre dei tre non sono sfuggite anche ad altri aspiranti al posto - magari proprio tra gli altri concorrenti che si sono sentiti ingiustamente esclusi dalla competizione. Negli uffici della Mobile si sono rincorse voci e segnalazioni anonime. Voci che non si sono rivelate infondate. I quattro sono così accusati, in concorso tra loro, di rivelazione di segreti d'ufficio e falsità ideologica in atti pubblici. Ma il concorso truccato non è la sola accusa di cui dovrà rispondere Fernandez. Sembra, infatti, che il direttore amministrativo dell'Arta abbia tentato il colpaccio per uscire pulito da tutta la situazione e portare al riparo anche i suoi "complici". Secondo i risultati investigativi degli uomini di Muriana, sembra che l'uomo abbia trovato un capro espiatorio su cui far ricadere tutta la colpa. Fernandez, infatti, approfittando del suo ruolo, avrebbe accusato una dipendente della struttura da lui diretta di aver contribuito, con le sue dichiarazioni, a dare una mano alle indagini dei poliziotti. Fernandez ha minacciato la donna di avviare un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Unico modo per tornare nelle "grazie" dell'ente era quello di un'azione "salvatutti". La donna avrebbe dovuto, infatti, assumersi ogni responsabilità nell'indicazione dei componenti della commissione del concorso, così da scagionare lo stesso Fernandez e gli altri tre indagati. Ma la dipendente non ha ceduto alle pressioni, anche se ha pagato la sua irremovibilità. Fernandez, ormai con l'acqua alla gola, ha alzato il tiro: abusando del suo ufficio si sarebbe guadagnato un altro capo d'accusa a suo carico, facendo sì che la donna fosse trasferita presso l'Arta di Chieti, attraverso una delibera firmata dall'inconsapevole direttore generale dell'Ente Abruzzo Mario Amicone. Il trasferimento era solo la punta dell'iceberg del problema: la nuova posizione, infatti, per la dipendente corrispondeva a un declassamento delle sue mansioni, con tutte le ripercussioni del caso. Ma le indagini della Mobile non si sono fermate neanche qui. Grazie a numerose intercettazioni gli uomini coordinati da Muriana hanno fatto luce su un altro altarino avvolto nelle nebulose del mistero: il concorso di avvocatura, svolto in due tranche, tenutosi a Chieti. Fernandez avrebbe concordato con un avvocato concorrente il contenuto di due bandi «provvedendo - sostengono gli investigatori - alla pretestuosa sospensione del primo», quando si è accorto, durante l’apertura delle buste, che l’offerta tecnica di un altro concorrente avrebbe potuto battere quella del suo legale "di fiducia". Ma Fernandez non avrebbe fatto niente per niente: in cambio del suo "aiutino", avrebbe ottenuto dal vincitore la promessa di assunzione lavorativa di sua cognata presso lo studio legale. Un coperchio per ogni pentola, quindi. E per il direttore amministrativo dell'Arta e l'avvocato in questione è scattato anche il reato di corruzione.