Valanga di 800 emendamenti. Tra Pd e Pdl intesa sulle partita Iva
ROMA - Errori materiali: così li definisce il governo, che per questo motivo è pronto a presentare un emendamento che ritocca il look delle nuove norme sui licenziamenti all’esame del Senato. In particolare si restringerà il campo discrezionale dei giudici in caso di licenziamenti disciplinari, mentre per quelli economici dovrebbe essere introdotta una norma a tutela del lavoratore nel caso in cui, di fronte a una sentenza in primo grado di reintegro, il datore di lavoro chiede la sospensione dell’esecutività.
Si tratta solo di due piccoli ritocchi, sottolineano fonti governative. Nel caso della norma sui licenziamenti disciplinari verrà eliminato un riferimento «alle previsioni di legge», introdotto all’ultimo momento per ampliare la platea al pubblico impiego. La decisione di avviare una trattativa a parte (il ministro Patroni Griffi ha annunciato che un provvedimento ad hoc sarà pronto a metà maggio) lo rende superfluo. L’eliminazione di quelle due paroline rende più tranquille le aziende, secondo le quali, l’effetto sarebbe stato un ampliamento della discrezionalità del giudice, con la possibilità di disporre il reintegro al di là dei tre casi previsti (il fatto non sussiste; il lavoratore non lo ha commesso; il fatto rientra tra le condotte punibili con sanzioni conservative sulla base di disposizioni dei contratti collettivi). L’altra modifica - su suggerimento della commissione Giustizia del Senato e su richiesta dei sindacati - è allo studio dell’ufficio legislativo del ministro Paola Severino: tutelerà maggiormente il lavoratore in caso di sentenza di reintegro nei licenziamenti economici.
In entrambi i casi, comunque, lo spirito e l’essenza della nuova disciplina sull’articolo 18 non viene toccato. Su questo il governo resta fermo. Un principio al quale ha tutta l’intenzione di attenersi anche la maggioranza che lo appoggia. «Il lodo Abc tiene» spiega il relatore Maurizio Castro (Pdl). Ieri è arrivata la temuta valanga di emendamenti: sono 800, la metà solo di Idv e Lega. «Il Pdl e il Pd non hanno presentato modifiche all’articolo 18» precisa Castro.
Il partito di Angelino Alfano punta a migliorare alcuni aspetti sulla flessibilità in entrata, che - dicono - penalizzano anche la «flessibilità buona». Al centro dell’attenzione ci sono le partite Iva e l’allungamento delle pause imposte per i rinnovi dei contratti a termine. Argomenti che troverebbero sensibilità anche in casa Pd. Sulla questione ieri è ritornata la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Troppi irrigidimenti: senza modifiche si rischia di aumentare il sommerso e distruggere alcuni posti di lavoro».
Il partito di Pierluigi Bersani ha tra le priorità più ammortizzatori sociali per i contratti precari. «La mini-Aspi non va bene, bisogna rafforzarla» spiega il relatore per il Pd, Tiziano Treu. Proposte modifiche anche sui congedi parentali e le dimissioni in bianco. Tra le novità che piacerebbero ai Democratici anche il «salario di base» per gli autonomi, in modo da «evitare che l’incremento contributivo si scarichi su di loro». «C’è un problema di copertura e su questo dovremo fare una valutazione tutti insieme» riconosce Treu.
E proprio le mancate coperture potrebbero far saltare il calendario previsto: chiusura entro il 2 maggio in commissione Lavoro, approdo in Aula il 7-8 maggio, ok dopo una settimana. Poi passaggio alla Camera per il sì definitivo entro fine maggio. Pd e Pdl hanno già dato la disponibilità ad «asciugare» il numero dei loro emendamenti. Ma si temono ritardi per il parere della commissione Bilancio alle prese appunto con i problemi di copertura. A questo punto diventerebbe più che probabile la fiducia.