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Data: 25/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Licenziamenti, modifiche in arrivo. Tensioni sui disciplinari. Il governo: ora statali esclusi

ROMA. Più di 800 emendamenti al disegno di legge sul lavoro presentati in commissione al Senato. E arriveranno ritocchi all’articolo 18, sul fronte dei licenziamenti disciplinari, da parte del governo. Ma il Pd invita a non modificare gli equilibri raggiunti.
Ieri è circolata l’ipotesi di una limitazione dei poteri dei giudici e di possibili modifiche alle norme che rischiano di introdurre minori tutele durante l’appello per i lavoratori licenziati. Lo ha riferito il relatore al ddl lavoro Maurizio Castro (Pdl), sottolineando che dovrebbe essere il governo a presentare le novità. «Il Pdl e il Pd - dice Castro - non hanno presentato modifiche all’articolo 18», a testimonianza «del fatto che il “lodo Abc” tiene». Cesare Damiano, parlamentare del Pd, però, avverte: «Abbiamo sentito che l’esecutivo si appresterebbe a emendare anche il tema dei licenziamenti. E’ una scelta delicata che, se effettuata, non può assolutamente mettere in discussione l’equilibrio raggiunto».
In serata, dal ministero del Lavoro, è stato precisato che l’unico emendamento del governo sul ddl in relazione all’articolo 18 sarà sui licenziamenti disciplinari. L’emendamento toglierà il riferimento alla legge nella parte in cui si parla delle sanzioni in caso di licenziamenti disciplinari illegittimi. Si tratterebbe, in sostanza, di correggere un errore materiale, perchè il riferimento alla legge coinvolgerebbe in questa norma anche i lavoratori statali che, al momento, ne resterebbero invece esclusi. Dei lavoratori del pubblico impiego si occuperà, infatti, il ministro Patroni Griffi, con un provvedimento successivo. Non ci sarà quindi il riferimento alle condotte punibili in base alle previsioni di legge.
Intanto, gli emendamenti al ddl sulla riforma del lavoro sono quasi il triplo rispetto alle previsioni che Castro aveva ipotizzato. «Trecento sono del Pdl - dice il relatore - 300 della Lega, 150 del Pd». Mancano ancora le proposte di modifica dell’Idv e del Terzo Polo, di cui non si conosce ancora il numero. Domani è in programma l’esame sulle ammissibilità e l’inizio delle illustrazioni degli emendamenti. Lunedì inizieranno le operazioni di voto. Pausa il 1 maggio, giorno della Festa dei lavoratori che il Pd ha chiesto di rispettare, e poi maratona finale per il via libera della commissione il 2 maggio (prevista la seduta notturna). Tiziano Treu (Pd) uno dei relatori al ddl, ha fornito qualche anticipazione sugli emendamenti del Pd: «Vogliamo garantire una buona flessibilità in entrata, senza ostacolare i lavoratori autonomi e le partite Iva che sono effettivamente tali». Occorre poi rafforzare gli ammortizzatori sociali «per non lasciare fuori i para-subordinati. C’è un problema di copertura e dovremo fare una valutazione tutti insieme».
Sui congedi parentali per gli uomini, aggiunge Tiziano Treu: «Sono solamente tre, pochissimi, ed è inaccettabile che se ne facciano pagare due alle donne». Altri emendamenti riguarderanno, invece, il salario di base degli autonomi per evitare che l’incremento contributivo si scarichi sugli autonomi veri, indebolendo le posizioni di lavoro più fragili.
E riguardo l’ipotesi di uno sciopero generale su crescita, pensioni e lavoro, emergono posizioni diverse nel sindacato. La Uil è contraria. Per Luigi Angeletti, una giornata di sciopero, porterebbe un calo di Pil di quasi lo 0,5%. Susanna Camusso replica che la Cgil mantiene la sua posizione: «Non so come abbia fatto il conto Angeletti sul calo del Pil, mi sembra un po’ strano. Credo che vada mantenuta la prospettiva di sciopero, perchè il governo non cambia passo». Raffaele Bonanni (Cisl), invece, sostiene che lo sciopero è «uno strumento estremo che non va utilizzato tutti i giorni».
Ieri i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, erano al convegno “La sicurezza conviene sempre” in Confindustria e se ne sono andati prima che parlasse il ministro del lavoro, Elsa Fornero. Finita la tavola rotonda cui erano invitati, i tre leader sindacali si sono consultati brevemente tra di loro e sono usciti prima che partisse l’intervento del ministro, ufficialmente, è stato detto, «per altri impegni in agenda».

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