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Pescara, 05/04/2026
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Data: 25/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Finanziamenti pubblici ai partiti - Debiti nelle casse del Pd: gelo Paolucci-D’Alfonso. Le onerose gestioni precedenti. L’ex sindaco: così volle Roma

PESCARA - Tenersi a distanza dai soldi. Può essere una ricetta per evitare le spirali della corruzione - come diceva Shakespeare - in tempi in cui le spese della politica, sono al centro di varie bufere.
Lo sanno bene le forze politiche abruzzesi che agli scandali del cerchio magico e dei fondi distratti tra i petali della Margherita oppongono personali forme di tutela. C'è chi, come il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, crede fermamente nella distinzione tra ruolo politico e gestione amministrativa, affidata a un tesoriere, Emilio Marzetti, che controlla e pianifica entrate e uscite. Una situazione sulla carta non dissimile da quella di altre compagini politiche, se non fosse che in casa dei Democratici di risorse da gestire ve ne sono ben poche: 170 mila euro all'incirca, frutto dei rimborsi elettorali erogati da Roma, cui si aggiungono i versamenti di chi ha già conquistato il posto al sole, 1000 euro al mese, la quota dei parlamentari, 700 quella dei consiglieri regionali. Soldi che Paolucci destina al piano di rientro dal debito ereditato dalla precedente gestione, oltre 400 mila euro di scoperto che, sommate alle spese correnti, non permettono di fare molti programmi.
«Per il mio incarico percepisco 1600 euro, uno dei compensi più bassi in Italia», avverte il segretario del Pd, che da tempo chiede ai vertici romani maggiori risorse, convinto che un giusto antidoto alla corruzione possa essere «quello di dare più soldi ai territori periferici, dove non c'è la possibilità di spese non controllate». E i 400 mila euro di passivo? «Frutto delle ingenti spese legate alla campagna elettorale per le politiche e le regionali del 2008 - chiarisce Luciano D'Alfonso, alla guida del partito in quegli anni - Oltre 250 mila euro furono spesi per una massiccia campagna di comunicazione voluta da Roma, cui si aggiunsero circa 50 mila euro per interventi di telemarketing. Ma di questi aspetti contabili non mi sono mai occupato».
Diversa la filosofia in casa Pdl, le cui casse sono rimpinguate per l'80% con il denaro frutto della campagna arruolamento: 50 mila le tessere sottoscritte nel 2011, pagate 10 euro dai comuni mortali e 1000 da consiglieri regionali e parlamentari, che ogni mese provvedono a contribuire, con 500 euro gli uni e 800 gli altri, ai bilanci del partito. «La contabilità è gestita direttamente da Roma - spiega il vicesegretario regionale Fabrizio Di Stefano - le spese devono essere autorizzate, ma riguardano sempre le stesse voci, gli affitti e le utenze delle sedi, le campagne di comunicazione, i convegni, almeno 40 ogni anno, i corsi di formazione e i sondaggi». Nessuna uscita voluttuaria, e anzi Di Stefano rimarca con orgoglio «di non aver mai pagato una cena a chicchessia» nei cinque anni in cui, capogruppo in Regione, si occupava della gestione contabile.
Di cifre a molti zeri non se ne vedono nelle stanze dell'Italia dei Valori, impegnata in questi giorni nella raccolta delle firme per abrogare la legge sul finanziamento pubblico ai partiti. «Il nostro partito - il coordinatore regionale Alfonso Mascitelli - non accetta nessun contributo da imprenditori e privati. L'unica forma di sostentamento è l'autofinanziamento. I nostri parlamentari versano 1500 euro al mese, mentre i consiglieri regionali il 10% del loro compenso. Soldi con i quali vengono pagati affitti e utenze delle sedi provinciali». Alle campagne di comunicazione altisonanti i dipietristi preferiscono gli incontri nelle piazze. «E chi - continua Mascitelli - sceglie per la promozione forme più tradizionali, come il nostro candidato a Montesilvano, Di Mattia, affronta di suo le spese». Sotto l'occhio attento di avversari e antagonisti, alla ricerca della nota dissonante nel gran concerto dell'antipolitica.

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