L’autodifesa a Matrix: attacco pregiudiziale dei poteri forti contro il centrodestra
MILANO Il governatore è in trincea. Determinato a resistere fino alle elezioni regionali del 2013, nonostante soffi forte il vento del sospetto di uno scambio di favori con il gran lobbista del Pirellone Pierangelo Daccò, in carcere per i presunti fondi neri del San Raffaele e della Fondazione Maugeri. «I cittadini hanno capito che si tratta di un attacco pregiudiziale contro il centrodestra, Formigoni e la Regione Lombardia. Ho già spiegato come faccio le vacanze e vi ho invitato a smetterla di porre sempre le stesse domande», afferma il presidente, che a sera a Matrix rilancia la sua verità. «Non mi sento sul banco degli imputati, ma sotto attacco politico e mediatico. Questo è il momento in cui i grandi poteri pensano di dividersi l'Italia a loro piacimento», tuona in tv. «Non è gelosia, sono interessi materiali, economici e finanziari che vogliono che nell'Italiettà non ci siano più impedimenti di tipo democratico». E sui viaggi aerei pagati dal consulente per la sanità, sui fine settimana in barca in Sardegna e le vacanza ad Antigua ribadisce: «Ci si divide le spese, questo è il mio metodo».
La questione però lo innervosisce, sul tema Roberto Formigoni non gradisce insistenze e davanti a una reporter perde le staffe: le toglie il microfono di mano dicendo che può indicarle scuole di giornalismo «dove insegnano ad aspettare le risposte prima di fare altre domande». Solo un «giochetto autoironico», corregge il tiro la sua portavoce. In realtà il governatore è sotto pressione, stretto fra la necessità di ottenere il massimo appoggio dal Pdl e ricompattare la maggioranza in consiglio regionale erosa da ben dieci politici indagati. «Non penso di mollare perché siamo davanti a un attacco infondato - sostiene - In Italia c’è una lotta per il potere condotta da gruppi industriali e finanziari per mezzo dei giornali. Prima hanno fatto fuori Berlusconi, ora Formigoni, ma con me non ce la faranno. Io arriverò fino a fine mandato». Sulla vicenda Daccò ribadisce la propria trasparenza: «Lo conosco da quindici anni, abbiamo fatto vacanze insieme, ma il mio lavoro non aveva nulla che fare con il suo. Non c’è nemmeno un euro che Daccò ha intascato grazie a me. La sanità lombarda ha i conti perfettamente in ordine e presenta ottimi servizi». Spiega che nelle inchieste sull’ospedale fondato da don Verzè e sulla Fondazione Maugeri «non si parla di dissipazione di denaro pubblico, nessuno in regione è implicato nelle indagini». Annuncia querele contro il suo accusatore, Massimo Grenci: «È detenuto nelle patrie galere. È un millantatore e un mentitore». Insiste: «Reati non ne ho commessi. Errori ne ho fatti tanti». Tra questi c’è l’aver messo in lista la Minetti: «Oggi non lo rifarei» ammette.
Tuttavia ciò su cui si sta seriamente riflettendo al Pirellone, per superare questa fase critica sotto il profilo politico e giudiziario, è la creazione di un governo tecnico, con il ritiro delle deleghe agli assessori in carica e l’insediamento al loro posto di professionisti distanti dalla politica e selezionati dallo stesso governatore.