Piange, ma non si dimette. Non chiede scusa («perché non ha niente di cui scusarsi», sostiene chi ha parlato con lei). Lascia il posto di vicepresidente vicario, ma resta vicepresidente del Senato. Si dice «vittima di una battaglia politica». Lei, espulsa dalla Lega con un verdetto all'unanimità del consiglio federale. Che ha cacciato lei e l'ex tesoriere Francesco Belsito, ma ha graziato Bossi jr. «Dal banco della presidenza intendo dare una risposta unicamente istituzionale» a questa situazione: «personalmente - ha detto Mauro - non avrei mai voluto trovarmi in questa situazione, nè mai avrei voluto vi si trovasse l'assemblea del Senato, che mi ha eletto vicepresidente con 161 voti». Dice di aver rimesso il mandato di vicario al presidente Schifani «per senso di responsabilità».
Accolta d un mix di applausi e contestazioni
In aula al Senato è stata accolta da un mix di applausi e contestazioni. Lei sul banco più alto dell'aula , ha inizialmente incassato battimani e fischi, compresi i cori dei senatori che urlavano: «dimissioni, dimissioni». È apparso anche un cartello con la scritta «Mauro dimettiti» con il disegno di un vistoso diamante. Poi le è uscita qualche lacrima di rabbia. Le labbra le tremavano, ma ha controllato la voce quando ha dato la parola al capogruppo Idv, Felice Belisario, il quale, con tanto di cartelli con sopra disegnato un diamante, ha bollato la sua presenza alla guida dell'Aula come «una provocazione».
Zanda chiede le dimissioni di Mauro
Subito dopo il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha sottolineato la necessità delle dimissioni di Rosy Mauro, «in quanto non è più garantito l'equilibrio in ufficio di presidenza, visto che la senatrice non è più del gruppo della Lega».
La difesa di Luciana Sbarbati
Luciana Sbarbati (Svp), invece, ha compattato il fronte femminile ormai ribattezzato "Rosi una di noi". «Intervengo a nome mio, della senatrice Chiaromonte e di molte altre senatrici: non ci associamo alla richiesta di dimissioni della vicepresidente Rosi Mauro, tanto più che allo stato non è indagata. È troppo facile eliminare i propri nemici o coloro che dissentono da una linea politica prevalente facendo leva su notizie di stampa tutte da verificare, ancora di più - ha concluso Sbarbati - se si tratta di una donna che assume posizioni politicamente scomode». Dunque Rosy Mauro in aula ottiene il riconoscimento pubblico che qualcuno vuole farla fuori perchè Rosi Mauro è «scomoda» e «donna».
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Le lacrime di Rosy Mauro al Senato
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Rosy Mauro in lacrime a porta a porta: non mi dimetto
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La spalla di Pera
Il terzo riconoscimento è firmato dall'ex presidente del Senato, Marcello Pera, il quale ha affiancato Rosi Mauro a Gianfranco Fini, citando il caso di «quel presidente espulso dal suo partito cui a Montecitorio fu chiesto di lasciare il proprio incarico. Quel presidente, giustamente, ha risposto che non ci pensava proprio e che un dibattito sulla questione non si poteva e non si doveva fare. Poi, ha suonato la campanella, ha letto l'ordine del giorno e la cosa è morta lì».
Mauro suona con tempismo la campanella
E anche la Mauro, con ottima presenza scenica, ha suonato la campanella, solo che prima ha detto: «ogni collega potrà parlare, poi ognuno di noi agirà secondo coscenza». La propria, quella che ha fatto dire al Pd, Giovanni Procacci, «questo dibattito è indegno, io sto male», elemento che, insieme all'assenza in Aula della capogruppo dei Democratici, Anna Finocchiaro (impegnata in una riunione di partito), ha fatto scattare la mosca al naso ai dipietristi.
Le recriminazioni dell'Idv
Proprio gli uomini di Di Pietro al Senato sono apparsi i più delusi dalla resistenza di Rosy Mauro. Loro, a differenza di un Carroccio quanto mai silenzioso, non hanno mancato, a giochi fatti, di recriminare, accusando, oltre ai colleghi del Pd, anche il presidente del Senato, colpevole di «aver sottoscritto con la Mauro un accordicchio, di averlo annunciato in anteprima a Porta a Porta e - ha chiosato un senatore dell'Idv molto addentro al palazzo - di aver addirittura spiegato lui alla Mauro quale
doveva essere la sua condotta in Aula. Le ha scritto cosa dire».
Rosy legge un foglietto sul bancone della presidenza
Rosy Mauro in Aula ha detto: «al regolamento del Senato intendo attenermi come sempre ho fatto e come continuerò a fare nello svolgimento delle mie funzioni». Legge un foglietto che tiene sul bancone della presidenza. Poi campanella, ordine del giorno e «passiamo ad altro argomento». Alla fine si dice «soddisfatta» del dibattito di oggi in Aula di Palazzo Madama sulla vicenda delle sue dimissioni, sollecitate oggi da Idv e Pd.