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Pescara, 05/04/2026
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Data: 25/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Emergenza smog - Inquinamento, Pescara nel mirino Ue. Possibili sanzioni europee per la cattiva qualità dell’aria in città. Il Wwf: ricorso collettivo per chiedere un risarcimento

AMBIENTE MALATO E’ in aumento il numero delle persone affette da malattie respiratore, soprattutto bambini

PESCARA. La città di Pescara rischia le sanzioni dall’Unione Europea per la cattiva qualità dell’aria. Sul territorio comunale, definito zona rossa per l’elevata presenza di polveri sottili, continuano gli sforamenti dei limiti imposti dall’Europa e le industrie sono tra le case.
Per la commissione europea Pescara è fuori dalla legge. La città è nella lista nera delle più inquinate, insieme a Torino, Milano e molte altre. Una situazione che rende l’Italia passibile di essere intimata in giudizio davanti alla commissione europea. I meccanismi sono quelli che regolano i rapporti tra Unione Europea e Stati membri. Si apre un provvedimento giuridico che inizia con la diffida, che viene inviata al Paese inadempiente e con la quale gli si intima di adempiere assegnandogli un termine. Se il Paese è recidivo e continua ad essere inadempiente, ci sarà la comminazione di una sanzione da parte dell’Unione Europea, dopo la quale si potrà fare ricorso al tribunale di prima istanza della Corte di giustizia dell’Unione Europea. Il più delle volte, viene privilegiato una sorta di procedimento negoziale tra l’Unione e lo Stato inadempiente per arrivare ad un risultato utile, a prescindere da quello che è l’effetto sanzionatorio.
Le direttive cadenzano il tempo e consentono ai singoli Stati proroghe per l’adeguamento. Per le sanzioni pecuniarie si applica spesso quella che viene definita monetizzazione del rischio di impresa: le multe possono rientrare nei costi fissi di produzione, e come tali possono essere scaricate sui consumatori. Così i cittadini si trovano non solo in una situazione dannosa per la salute, che deriva dall’alto livello di inquinamento atmosferico, ma rischiano di ritrovarsi a dover pagare le sanzioni comunitarie. Oltre al danno la beffa.
«L’Abruzzo è già stato condannato per il porto di Fossacesia e per il Lotto zero di Teramo», ricorda Augusto De Sanctis del Wwf.
E mentre gli enti stanno a guardare, sale la protesta degli abitanti di via Raiale che si trovano a convivere con il cementificio e le altre industrie. Tutto a pochi chilometri dal centro della città e comunque nel mezzo del centro abitato. A breve, a queste emissioni si aggiungeranno anche quelle della nuova centrale a biomasse della Fater.
«È gravissima la qualità dell’aria a Pescara e dintorni», continua De Sanctis, «e il Wwf si trova a dover affrontare una serie di emergenze che continueranno a peggiorare la situazione: il progetto del centro commerciale Megalò 2 è già stato approvato, quello del Megalò 3 viene valutato dal comitato di Via domani, come pure il progetto del raddoppio dell’outlet di Città Sant’Angelo. Ma è ora di fermarsi e di fare il punto della situazione, valutando anche le opzioni giudiziarie».
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luigi Albore Mascia, per ora ha preso un unico provvedimento, quello della chiusura al traffico di un paio di giovedì. Un’iniziativa non concordata con i comuni vicini e molto contestata dai commercianti e dalle associazioni di settore che lamentano un calo delle vendite. «Un piccolo passo in avanti», per gli ambientalisti.
Intanto, cresce il numero di asmatici, molti dei quali bambini. «Purtroppo», afferma Gaetano Silvestre, primario del reparto di Fisiopatologia respiratoria pediatrica dell’ospedale Spirito Santo, «i dati ci dicono che nel 2020 l’incidenza di decessi per insufficienza respiratoria sarà maggiore di quella per patologie tumorali».


Il Wwf: ricorso collettivo per chiedere un risarcimento

PESCARA. Sempre di più si sente parlare nei casi di inquinamento, di cittadini che si uniscono per chiedere un risarcimento. E così per i Comuni, insieme allo spettro delle sanzioni comunitarie, aleggia quello dell cosiddette “class action”. Si tratta di un’azione legale civile per vedere riconosciuto il diritto alla salute e risarcito il danno quando le amministrazioni si rendono colpevoli del mancato rispetto delle leggi poste a tutela della salute pubblica. È un metodo utilizzato per spingere ad agire chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini e non lo fa. «Non escludiamo il ricorso alla class action», si limita a dire per ora Augusto De Sanctis del Wwf.
Il fine di questo tipo di azione, che si sta diffondendo sempre di più, non è puramente risarcitorio, ma punta ad accendere i riflettori su un fatto serio troppo spesso sottovalutato perché invisibile. Ogni anno infatti aumentano i casi di persone affette da malattie di tipo respiratorio. Delle quattrocento che si presentano alla Asl di via Rieti, quasi trecento presentano già un caso conclamato di asma o peggio ancora di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). A svelare questi dati è stato Giorgio Cortese, pneumologo responsabile della Fisiopatologia territoriale del distretto sanitario sud della Asl, che segue ogni anno circa 1.500 pazienti. «Il problema principale», spiega, «è quello riguardante la Bpco, una malattia subdola della quale, spesso, ci si accorge quando ormai è troppo tardi. Volgarmente viene definita la bronchite cronica ed è solo parzialmente reversibile o irreversibile sotto terapia». A impressionare sono i numeri: la Bpco rappresenta circa il 55 per cento delle morti per malattie dell’apparato respiratorio.

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