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Data: 25/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Salari fermi, mai così male da 29 anni. L’inflazione corre di più, il divario con i prezzi (2,1%) al massimo dal 1995

ROMA. Il reddito dei lavoratori perde di potere d’acquisto. Cresce, ma meno dell’inflazione. In prospettiva ciò potrebbe tradursi in altra disoccupazione. Il divario salari-prezzi registrato a marzo, infatti, è a livelli da primato: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni, pari all’1,2%, e l’inflazione al 3,3%, su base annua è al 2,1%. Un dato che è il più alto da agosto 1995 (2,4%).
La rilevazione è dell’Istat, l’istituto di statistica, che segnala come la crescita tendenziale sia la più bassa almeno dal 1983, anno d’inizio delle serie storiche ricostruite.
Settore privato e pubblico. La retribuzione, sostiene l’Istat, è cresciuta solo dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2011. A marzo le retribuzioni orarie contrattuali evidenziano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione pressocchè nulla per i lavoratori del settore pubblico. Secondo l’Istat l’indice delle retribuzioni contrattuali per tutta l’economia proiettato nel 2012 registrerebbe un aumento dell’1,4%.
I sindacati. «I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale», dice Susanna Camusso, leader della Cgil, «mentre i contratti di lavoro privato si rinnovano con grande difficoltà. L’Istat conferma ciò che la Cgil dice da tempo: cioè che la condizione di reddito dei lavoratori continua a peggiorare». Secondo Luigi Angeletti, numero uno della Uil, «i salari crescono meno dell’inflazione, aumentano le tasse e ciò significa un’altra contrazione dei consumi e della produzione e un aumento dell’inflazione». Secondo la Uil nel 2012 si supererà il 10% di disoccupazione. «I salari fermi», aggiunge il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, «sono lo specchio della situazione del Paese. Se non si abbassa la pressione fiscale non si potranno alzare gli stipendi e risollevare i consumi. Il calo della pressione fiscale sul lavoro dipendente deve essere il punto fondamentale del patto sociale che il sindacato chiede al governo». Giovanni Centrella, dell’Ugl, sostiene che «i lavoratori si stanno impoverendo progressivamente e per questa ragione invece di andare avanti l’Italia sta tornando indietro».
Le agenzie e i consumatori. Per Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, l’agenzia tecnica del ministero del Lavoro, «questo andamento delle retribuzioni ricorda molto i primi anni Novanta, quando sono un patto tra governo e parti sociali diede origine a una positiva politica dei redditi che frenò l’inflazione e stabilizzò la situazione sociale». «Il divario tra variazione delle retribuzioni e inflazione si traduce un gap che vale 638 euro in meno l’anno», spiegano Federconsumatori e Adusbef, «l’ennesima bastonata da inflazione che si somma a una perdita del potere d’acquisto che dal 2008 è stata di -9,8%». Per il Codacons «è come se una famiglia di tre persone avesse avuto una perdita di 720 euro: una tassa invisibile che dissangua sempre di più gli italiani».
La benzina in lieve ribasso. Intanto si registrano ritocchi al ribasso per il prezzo della benzina, anche se resta il prezzo record di Shell a 1,918 euro al litro. Stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, hanno messo mano ai listini Ip, Tamoil e TotalErg. Per la prima si registra un ribasso di 0,5 centesimi sul gasolio a 1,775 euro. Per la compagnia libica -0,5 centesimi su entrambi i prodotti a, rispettivamente, 1,9 e 1,764 euro. Per TotalErg riduzione di 0,4 centesimi su entrambi i prodotti a 1,906 euro e 1,784 euro. La settimana si è aperta con un ribasso dei prezzi internazionali, sia per la benzina che per il gasolio. Al ribasso si era chiusa anche la scorsa settimana. In ogni caso scende la media ponderata nazionale tra le diverse compagnie dei prezzi della benzina in modalità servito, ieri a 1,902 euro/litro (-0,1 centesimi).

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