Iscriviti OnLine
 

Pescara, 05/04/2026
Visitatore n. 752.871



Data: 26/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Arta, altri cinque concorsi sospetti. Assunzioni pilotate, sono 6 i casi dell’inchiesta: 12 vincitori previsti dagli esposti. L’avvocato Tenaglia indagato per due bandi concordati in cambio di un’assunzione

Il gip: il direttore ai domiciliari ha indetto selezioni solo per sistemare determinati precari

PESCARA. Gli investigatori della squadra mobile di Pescara la pensano così: o chi ha scritto i due esposti sui concorsi truccati all’Arta è un veggente capace di predire il futuro con una percentuale di errori pari a zero o conosce tutto ciò che accade negli uffici di viale Marconi 178, sede della direzione provinciale pescarese finita nell’ultima bufera giudiziaria su presunte assunzioni pilotate e favori negli appalti pubblici. O c’è una terza via e, al telefono, la rivela proprio il direttore amministrativo dell’Arta Antonio Fernandez, 56 anni, originario di Palermo e residente a Teramo, finito due giorni fa agli arresti domiciliari: «I precari, poi, sono stati sistemati con i concorsi, tutto sommato, creati per loro». Si allarga l’inchiesta sull’agenzia regionale dell’ambiente che controlla mare, fiumi e aria che respiriamo: non è più soltanto uno, ma sono sei i concorsi sospetti. Concorsi che, secondo gli esposti anonimi del 13 e 18 novembre 2010, sono stati pilotati. «Dalle intercettazioni», scrive il gip Gianluca Sarandrea, «emerge in modo evidente come Fernandez anche in passato avesse indetto concorsi al solo scopo di favorire soggetti determinati».
DODICI PERSONE. Sulle denunce ci sono 12 nomi e cognomi di persone che, poi, hanno vinto i concorsi banditi dall’Arta. Come previsto. «In particolare», scrive il giudice, le denunce evidenziano «che per il concorso indetto per un posto da collaboratore tecnico professionale statistico a tempo indeterminato sarebbe risultato vincitore V.D.G.; per quello relativo alla copertura di due posti da assistente tecnico perito chimico a tempo indeterminato sarebbero risultati vincitori A.R. e M.P.; per il concorso relativo alla copertura di un posto da collaboratore sanitario tecnico di laboratorio biomedico a tempo indeterminato sarebbe risultata vincitrice L.C.; per quello indetto per la copertura di tre posti da assistente tecnico programmatore a tempo indeterminato i vincitori sarebbero stati S.C., S.P. e A.S.; per il concorso indetto per la copertura di quattro posti da collaboratore tecnico professionale scienze ambientali sarebbero risultati vincitori S.C., M.R.P., K.M. e N.D.D.; e infine il posto da assistente tecnico perito elettrotecnico sarebbe stato riservato a Pietro Pellegrini (55 anni di Pescara, indagato, ndr)». Con le denunce in mano, la polizia ha «accertato che le previsioni indicate negli esposti anonimi, a eccezione di quella relativa al posto di assistente tecnico perito elettrotecnico ancora da realizzare, erano state pienamente confermate dagli esiti dei concorsi».
DUE VERSIONI. È da qui che è partita l’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini con il procuratore Nicola Trifuoggi e il pm Gennaro Varone: gli investigatori della Mobile, guidati da Pierfrancesco Muriana, hanno chiamato a testimoniare i dipendenti dell’Arta. Il 28 aprile dell’anno scorso sono stati sentiti in questura Marco Cacciagrano e Monica Ruscitti, entrambi funzionari dell’Arta ed entrambi non indagati. L’ordinanza del gip Santandrea racconta due versioni differenti fornite dai testimoni: «Mentre Cacciagrano descriveva una situazione improntata ad assoluta regolarità della gestione delle assunzioni di personale da parte dell’Arta», dice il gip, «non altrettanto emergeva dalle dichiarazioni della Ruscitti».
TESTIMONE CHIAVE. Ed è proprio Ruscitti la testimone chiave dell’accusa, spostata da Pescara a Chieti «per ritorsione» dopo le perquisizioni all’Arta e la notifica dei primi avvisi di garanzia: è stata lei a rivelare i meccanismi della selezione, a partire dal cambio nella commissione per inserire l’indagato Nicola Colonna, 46 anni, nato ad Atessa e residente a Pisa. «Monica ha fatto un casino», così si lamenta Fernandez, come riferito da Ruscitti, quando decide di cambiare i commissari. Una modifica strumentale, così dice l’accusa: «Il solo scopo» di Fernandez e della direttrice indagata Angela Del Vecchio, 64 anni di Pescara, è affidare a Colonna «la posizione del candidato e favorirne la nomina». Pellegrini è uno dei precari storici dell’Arta.
TRACCIA SCOPERTA. Di qui, per l’accusa, la presunta consegna a Pellegrini, prima del concorso, delle tracce delle prove d’esame: in una perquisizione a casa del tecnico, la polizia ha trovato «un foglio dattiloscritto con tre tracce». Scrive il gip: «Il testo è risultato identico per caratteri a quello allegato al verbale della prova scritta tanto da far ritenere che lo stesso sia stato copiato dal file originale e poi consegnato a Pellegrini».

L’avvocato Tenaglia indagato per due bandi concordati in cambio di un’assunzione
La gara d’appalto sui servizi legali fu sospesa due volte Gli accertamenti avviati dalla segnalazione di un candidato di Roma

PESCARA. «Non posso rilasciare dichiarazioni perché c’è un’indagine in corso». Non dice di più l’avvocato Luca Di Raimondo, del foro di Roma. È lui l’avvocato beffato nella gara d’appalto per i servizi legali dell’Arta. Una gara d’appalto che squadra mobile e Procura di Pescara considerano pilotata per «favorire» Pierluigi Tenaglia, avvocato di 47 anni di Chieti, indagato per corruzione insieme al direttore amministrativo dell’Arta Antonio Fernandez, 56 anni, di Teramo. Una gara d’appalto addomesticata, ma come? Attraverso «due bandi concordati» tra Fernandez e Tenaglia e la «contropartita» del favore, dice l’accusa, sta nell’assunzione proprio nello studio legale di Tenaglia della cognata di Fernandez, Carla La Menza, già precaria dell’Arta (non indagata).
Il blocco di partenza del filone d’indagine sugli affari legali dell’agenzia regionale dell’ambiente è Di Raimondo: l’avvocato romano, dopo due ricorsi al Tar di Pescara vinti ma ignorati dall’Arta, firma un esposto indirizzato al procuratore Nicola Trifuoggi sui bandi contestati.
La denuncia, insieme alle intercettazioni già in corso, porta gli investigatori della Mobile, guidati dal capo Pierfrancesco Muriana e dal sostituto commissario Mauro Sablone, a ricostruire così i passaggi: Di Raimondo, già in passato consulente dell’Arta, partecipa alla prima gara d’appalto con Tenaglia. Poi, il 23 maggio 2011 la commissione - presieduta da Fernandez e composta da Ernesto D’Onofrio e Salvatore Gizzi - apre le buste con le offerte economiche. «Alle 15,13 di quello stesso giorno», annota il gip Gianluca Sarandrea sull’ordinanza di arresto ai domiciliari, «Fernandez al telefono con Brigida Carulli, collega di studio di Tenaglia (non indagata, ndr), le dava appuntamento di lì a poco nel suo studio dove, riferiva Carulli, sarebbe giunto anche il legale. Il giorno seguente», sottolinea il gip, «la commissione decideva di sospendere la gara».
È così che matura il primo ricorso al Tar di Di Raimondo, assistito dai legali Marco Spagnuolo e Giuseppe Sartorio: l’avvocato chiede la sospensiva del provvedimento dell’Arta e la ottiene il primo giugno 2011. Lo stesso giorno, Fernandez chiama Carulli, commenta il ricorso e parla della necessità di «adottare un altro avviso di gara»: «Togliendo infatti lui, a questo punto dobbiamo adottare l’atto e praticamente, di coso, in maniera tale che la cosa si... sia più forte». Fernandez discute anche dell’offerta economica di Tenaglia e la considera «a rischio» rispetto a quella dell’altro legale. Dice così: «Te l’ho detto, voi l’avete sottovalutato». «Nella telefonata», scrive il gip, «Carulli, dopo aver dichiarato che della vicenda ne avrebbe parlato con Tenaglia, dava appuntamento a Fernandez per il pomeriggio. Successivamente, il 14 luglio 2011 l’Arta emanava un secondo bando di gara modificando i punteggi da assegnare». Le differenze ci sono: mentre nel primo bando sono assegnati 40 punti per la quantità degli affari trattati dal professionista negli ultimi 5 anni, 6 per lo studio a Pescara, 4 per idoneità nei concorsi pubblici e altri 50 in base al prezzo, nel secondo bando diventano 80 i punti per gli incarichi in cause civili, previdenziali e di lavoro, 15 per le cause svolte negli ultimi 5 anni davanti a Tar, Consiglio di Stato e Corte di Cassazione e altri 5 per la sede a Pescara. «80, 15, 5», una sequenza di numeri che rimbalza in un’intercettazione. Dice l’accusa: il punteggio è concordato tra Fernandez e Tenaglia. «Ho fatto pure tutto. Vabbe’, quindi, quella cosa che ci siamo detti stamattina», dice Fernandez all’avvocato, «quindi, va bene. Ho messo pure la sede di Pescara, che dici? Tanto quella va bene, no? Quindi 80, 15, 5». E la corruzione? «Emergeva», dice il gip, «nella stessa conversazione dove Tenaglia accettava di assumere nel suo studio la cognata di Fernandez la quale veniva subito contattata ottenendo rassicurazioni».
Fatto sta che Di Raimondo il 20 luglio ottiene la sospensiva del bando bis. Ma l’Arta, in base all’indagine, non tiene conto dei provvedimenti dei giudici amministrativi, lascia andare la gara d’appalto su un binario morto e inizia ad affidare incarichi legali sulla base di un albo interno.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it