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Pescara, 05/04/2026
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Data: 26/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Quella ha fatto un casino» le carte che accusano l’Arta. Denunciò il concorso pilotato e venne trasferita

Testimonianze, intercettazioni ambientali, riscontri documentali dalle perquisizioni domiciliari. L’inchiesta della Procura sui presunti concorsi truccati all’Arta si regge su una moltitudine di elementi in apparenza solidi come pilastri. Il fascicolo porta la firma dei procuratori Cristina Tedeschini, Nicola Trifuoggi e Gennaro Varone. Perno dell’indagine è il concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di un assistente perito elettrotecnico: secondo gli inquirenti il procedimento era pilotato per regolarizzare la posizione di un precario, Pietro Domenico Pellegrini. Intercettazioni ambientali dimostrano che fu aiutato dopo che lui minacciò i dirigenti di fare rivelazioni alla Procura se non fosse stato sistemato, «so un sacco di cose». La storia venne a galla grazie a due esposti anonimi ma l’indagine della Squadra mobile diretta da Pierfrancesco Muriana, condotta in particolare dall’ispettore Mauro Sablone, ha confermato l’accordo alla base delle ipotesi di reato: rivelazione di segreti d’ufficio e falsità ideologica in atti pubblici.
Agli arresti domiciliari il direttore amministrativo dell’Arta, Antonio Fernandez; indagati Pietro Domenico Pellegrini (vincitore del concorso), Angela Del Vecchio (capo del dipartimento Arta Pescara), Nicola Colonna (membro della commissione esaminatrice); per un’altra ipotesi di reato, emersa dagli sviluppi di questa stessa inchiesta, è coinvolto con Fernandez anche l’avvocato Pierluigi Tenaglia, presidente dell’ordine degli avvocati di Chieti. L’accusa è di corruzione perché, in cambio dell’avvocatura dell’Arta, l’avvocato avrebbe assunto la cognata del manager. Fernandez si è detto estraneo ai fatti e pronto a chiarire ogni aspetto della vicenda. Lo stesso è pronto a fare l’avvocato Tenaglia.
Decisive tuttavia appaiono le rivelazioni di una dipendente, Monica Ruscitti, alla Mobile. «Mi fecero cambiare il presidente della commissione per il concorso sostenendo che quello pugliese indicato da me fosse indisponibile, ma non era vero, anzi: quello ci rimase pure male per la sostituzione» dice la Ruscitti. Il sostituto, Colonna, fu indicato per conoscenza diretta e non dagli elenchi dell’Arta per quel tipo di incarichi. Carte trovate a casa di Pellegrini dicono che fu lui a passare le tre tracce della prova scritta che il candidato superò vincendo il concorso. «Monica ha fatto un casino», dicono all’Arta in quei giorni, e gliela fanno pagare: fu trasferita all’Arta di Chieti con demansionamento dell’incarico: per questo Fernandez è accusato di concussione.

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