L’AQUILA. Il documento pubblicato ieri in esclusiva dal Centro sulla responsabilità del sistema di prevenzione in tema di Protezione civile, con il coinvolgimento della Regione, sembra avere colto nel segno e si scatenano le reazioni di alcuni politici del capoluogo. «Il documento del Centro», dice il deputato del Pd Giovanni Lolli, «getta una luce nuova e ancor più inquietante sulle responsabilità relative al mancato allarme in occasione del terremoto dell’aquila. Scopriamo inequivocabilmente che, sulla base di un accordo tra la Protezione Civile e la giunta regionale di centrodestra di qualche anno fa, il sistema di allertamento era di competenza della Regione. La domanda a questo punto è: cosa ha fatto l’attuale giunta regionale per assolvere questo compito istituzionale? E, soprattutto, il vice presidente Giorgio De Matteis, all’epoca assessore alla Protezione Civile, che quell’intesa firmò in prima persona, si è ricordato di avvertire il presidente Chiodi dei suoi compiti? Da quel documento apprendiamo che la giunta regionale dell’epoca classificò il rischio sismico di tutti i comuni abruzzesi: 91 in zona 1 (massimo pericolo) 158 in zona 2 e 56 in zona 3 la domanda che faccio è: in quale categoria fu inserito il Comune dell’Aquila?».
«Dopo tre anni e l’intervento deciso del senatore Giovanni Legnini», dice l’assessore comunale del Pd, Stefania Pezzopane, «finalmente le scabrose verità su chi fosse tenuto a dare l’allarme nella triste vicenda che ci ha visti immeritatamente protagonisti, sono emerse inesorabili in tutta la loro pesantezza. Il presidente Gianni Chiodi, l’ex assessore regionale alla protezione civile, attuale vice presidente del consiglio regionale De Matteis, l’allora assessore alla protezione civile Daniela Stati, prima si sono guardati bene dal prendersi le responsabilità sancite nel protocollo tra governo e Regione, poi hanno fatto il gioco dello scaricabarile, abbandonando le istituzioni locali a loro stesse, in primis il Comune dell’Aquila ed il sindaco ritenendolo unico soggetto responsabile della prevenzione». «La preoccupazione maggiore, in quel momento» aggiunge l’ex presidente della Provincia, «era quella emersa dalle intercettazioni tra Guido Bertolaso e la Stati, di creare un’operazione mediatica mendace, millantatrice, di rassicurazione: “bevetevi pure un bicchiere di vino!”».
«Perché De Matteis», aggiunge, «che aveva firmato a suo tempo il protocollo, durante lo sciame sismico, non ha mai sollecitato ad attuarlo e, sucessimente, non ha denunciato Chiodi e la Stati di non aver agito, avendone il compito i mezzi e le risorse, facendo finta di non sapere una cosa che invece conosceva molto bene, visto che l’aveva firmata? Perché proprio mentre era assessore alla Protezione civile, L’Aquila perse il triste primato di zona ad altissimo rischio sismico? Quali interessi economici stava salvaguardando? E il presente Chiodi, cos’ha da dire su questo protocollo non attuato? E la Stati? Perché hanno abbandonato le istituzioni locali ed i cittadini aquilani preoccupandosi solo di far fare bella figura a governo e a Commissione Grandi rischi? Stupisce, inoltre, l’atteggiamento provocatorio dell’attuale capo nazionale della Protezione civile Franco Gabrielli che, invece di mettere allo scoperto quanto evidenziato da Legnini, ha accusato ingiustamente il quotidiano Il Centro e gli enti locali, attribuendo a questi responsabilità che non avevano».
«La verità è che siamo stati lasciati soli prima del 6 aprile», conclude, «e soli dopo quel maledetto giorno, senza capire che L’Aquila è stata vittima di una sterile faida politica, del tutto unilaterale. Nonostante tutto, il sindaco Massimo Cialente riuscito a ridare dignità alla questione aquilana, ed ora che le carte si stanno scoprendo, emergono senza pietà quelli che per noi erano solo sospetti e che avremmo preferito restassero tali».
L’interrogazione parlamentare presentata da Legnini, infine, potrà contribuire a fare chiarezza sulle responsabilità dal punto di vista politico.