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Pescara, 05/04/2026
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26/04/2012
Il Messaggero
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L’Ocse: in Italia salari bassi, aumenta il cuneo fiscale. Il peso di imposte e contributi arriva al 47,6%
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ROMA - I salari degli italiani scivolano ancora più in fondo nella classifica stilata dall’Ocse, l’organizzazione parigina che raggruppa i paesi più industrializzati. Eravamo al ventiduesimo posto, ora siamo al ventitreesimo su 34 paesi membri. E non c’è bisogno di guardare le buste paga dei tedeschi per capire che il lavoratore italiano in media è malpagato. Anche i cittadini degli altri paesi alle prese con la crisi dei debiti sovrani stanno meglio di noi: guadagnano di più in Irlanda e anche in Spagna. Caso a parte la Grecia, dove nel 2011 c’è stato un taglio secco del 25,3% degli stipendi. Tutta colpa del cuneo fiscale? In parte sicuramente sì, ma non solo. Sempre l’Ocse nel suo rapporto ”Taxing wages 2011” ci fa sapere che il peso delle tasse in busta paga è aumentato dello 0,4%, arrivando alla bellezza del 47,6% (circa il 24% è a carico dei datori di lavoro). Come dire: poco meno della metà del nostro stipendio va via in tasse e contributi sociali. Eppure, nonostante l’incremento, siamo scesi di un gradino: dal quinto al sesto posto. Ci ha sorpassato l’Ungheria che in un solo colpo ha conquistato il podio piazzandosi al terzo posto. In quel di Budapest tasse e contributi in busta paga si mangiano il 49,4% dello stipendio. Al primo posto c’è il Belgio, che supera abbondantemente la metà (55,5%), seguito dalla Germania (49,8%). Dopo l’Ungheria c’è la Francia (49,4%), poi c’è l’Austria e al sesto posto l’Italia. La media Ocse è al 35,3%. Come si vede ci sono paesi dove le tasse in busta paga sono più alte rispetto all’Italia, ma il salario netto che arriva in tasca al lavoratore resta comunque molto più consistente rispetto a quanto accade a un italiano. Nel 2011 - ci dice l’Ocse - da noi un single senza figli a carico ha guadagnato circa 25.160 dollari: la media Ocse è di 27.111 dollari. Gli svizzeri, che sono al top della classifica, guadagnano 43.000 dollari. Seguono gli inglesi che si ritrovano tra le mani ben 13.792 dollari all’anno in più da poter spendere (il salario netto medio è di 38.952). Buste paga pesanti in Lussemburgo (38.500 dollari) e in Olanda (37.800). I nostri stipendi netti sono lontani poi da quelli dei tedeschi che pure hanno un cuneo fiscale più alto: in Germania la media è di 33.019 dollari annui. Nemmeno gli irlandesi se la passano poi così male, con un salario netto pari a 31.810 dollari l’anno, oltre seimila dollari più di noi. I francesi forse non potranno pasteggiare tutti i giorni a champagne, ma comunque hanno qualche soldino a diposizione più di noi con un salario netto medio di 29.798 dollari. E, come dicevamo, anche in Spagna nel 2011 si guadagnava in media più che in Italia (27.741 dollari). Le buste paga più leggere, invece, sono quelle messicane (10.344 dollari). Anche in Grecia arrivare a fine mese non è semplice: il taglio dei salari ha portato la media a 15.729 euro l’anno. A dimostrazione che il cuneo fiscale è importante, ma non completamente determinante c’è la classifica sul salario lordo. Quello italiano è al ventesimo posto con 36.361 dollari pari a 29.030 euro, comunque - anche se di pochissimo - sotto la media Ocse (36.396 dollari). Insomma, nonostante le lamentele sul potere dei sindacati, in realtà i datori di lavoro italiani riescono ancora a pagare il dipendente meno dei loro colleghi stranieri. Il costo del lavoro totale (che comprende anche i contributi a carico dell’azienda) è pari a oltre 48.000 dollari, facendoci salire al sedicesimo posto della classifica. Il trend complessivo - sottolinea l’Ocse - è comunque quello di un aggravamento del cuneo fiscale in quasi tutte le economie (per via dell’aumento delle imposte sul reddito), con l’eccezione degli Stati Uniti, dove si registra un calo dello 0,9% grazie alla riduzione dei contributi di sicurezza sociale.
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