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Pescara, 05/04/2026
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Data: 27/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per la metà dei pensionati meno di 1.000 euro al mese. Al 16,5 % la quota di coloro che ne prendono oltre 2.000

ROMA Tra il 2009 e il 2010 è diminuito leggermente il numero totale delle pensioni erogate in Italia: la relativa spesa è cresciuta invece dell’1,9 per cento, mentre l’importo medio è aumentato di 237 euro (+2,2 per cento) passando a 10.877 euro annui. I dati riassuntivi sui trattamenti pensionistici, diffusi dall’Istat in collaborazione con l’Inps, confermano un quadro in cui il 14,4 per cento dei pensionati riceve meno di 500 euro mensili, e il 31 per cento un importo compreso tra i 500 e i 1000 euro: si tratta di percentuali in lieve regressione rispetto a quelle dell’anno precedente, mentre l’incidenza di pensionati con un reddito di importo superiore ai 2.000 euro sale dal 15,6 al 16,5 per cento del totale.
Il numero complessivo delle pensioni è di 23,8 milioni, con una diminuzione di circa 70 mila rispetto al 2009. La spesa totale è aumentata dell’1,9 per cento, arrivando a quota 258,5 miliardi di euro, cioè il 16,6 per cento del prodotto interno lordo. La gran parte di queste risorse, oltre il 90 per cento del totale, va alle pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti, ossia quelle a carattere più strettamente previdenziale, per le quali sono stati versati contributi. Il loro numero è in leggerissimo aumento tra 2009 e 2010: all’interno di questo grande raggruppamento però crescono i trattamenti di vecchiaia e anzianità, mentre calano quelli di invalidità e quelli riservati ai superstiti (la reversibilità). Le pensioni di vecchiaia e anzianità, in tutto oltre 12 milioni, sono anche quelle di importo maggiore, con un valore medio di 15.015 euro annui. Scendono poi, sia per quel che riguarda il numero, sia per la spesa complessiva, le prestazioni a carattere assistenziale, invalidità civile, pensioni sociali e di guerra (in tutto circa 4,3 milioni) oltre alle rendite indennitarie (corrisposte per infortunio sul lavoro o malattia professionale).
L’importo medio di tutte le pensioni, pari a poco meno di 837 euro in termini mensili, è cresciuto del 2,2 per cento, percentuale superiore a quella dell’inflazione dell’anno: siccome è questo il parametro di adeguamento dei trattamenti in essere il dato evidenzia l’accesso alla pensione di lavoratori con un miglior livello retributivo.
Le pensioni non coincidono però con i pensionati: se due terzi di loro ha un solo trattamento, il restante terzo ne percepisce due o più: la media è di 1,4 pensioni ciascuno. Tra i pensionati le donne sono la maggioranza, con il 53 per cento, ma l’importo del loro assegno è in medi pari al 70 per cento di quello degli uomini: una diseguaglianza storicamente spiegata dal fatto che le donne, soprattutto negli anni passati, hanno avuto una carriera lavorativa più debole, con meno anni di contribuzione e minori retribuzioni.
C’è poi la variabile geografica. Quasi la metà delle prestazioni pensionistiche, nonché dei pensionati, è concentrata al Nord. Al Sud nelle isole la percentuale è di poco meno di un terzo, mentre il restante venti per cento circa è al Centro. La distribuzione della spesa è però un po’ diversa: l’importo medio della pensione è di 11.713 euro annui al Nord, 11.563 al Sud e 9.719 nel Mezzogiorno. Differenze simili si riscontrano guardando al reddito pensionistico pro capite che è più alto al Centro (16.896 euro) e più basso nel Mezzogiorno con 13.999.
Il rapporto tra pensionati e occupati, indicatore che dà un’idea della sostenibilità del sistema, è a livello nazionale di 71 a 100. Nel Mezzogiorno ci sono però 82 pensionati ogni 100 lavoratori in attività, mentre nelle Regioni settentrionali il rapporto di dipendenza scende: 66 a 100.
I dati permettono anche un’analisi dell’universo dei pensionati sotto il profilo anagrafico. Il 70,9 per cento ha più di 64 anni, un quarto (il 25,6 per cento) ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni, mentre il 3,5 per cento ha meno di 40 anni: non si tratta in questo caso - normalmente - di ex lavoratori ma di soggetti che percepiscono una pensione di reversibilità oppure assistenziale.

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