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Pescara, 05/04/2026
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27/04/2012
Il Messaggero
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Fim Cisl: «350 esodi, grave errore. Sevel ora parli, il futuro fa paura» Melilla, Sel: «E’ finita la favola della Fiat di Marchionne» |
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La rabbia del sindacato sugli interinali e gli stop alla produzione
LANCIANO - Domenico Bologna, segretario provinciale della Fim-Cisl, il nuovo contratto Fiat l'ha firmato, nel dicembre scorso a Torino. Ma non per questo è disposto ad avallare la decisione della Sevel, la più grande fabbrica italiana del gruppo Fiat, di mandare a casa 350 interinali a fine mese, più tre giorni di stop collettivo della produzione (7, 8 e 9 maggio), e altri due giorni (28 maggio e 11 giugno) di cassa integrazione. «E' vero -dice Bologna in conferenza stampa, assieme a Giovanni Zinni e Priamo Biscotti- che c'è una flessione della domanda del mercato europeo dei veicoli commerciali attorno al 10% sul primo semestre 2012, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma si poteva, attraverso una concertazione con i sindacati, trovare una qualche soluzione diversa, soprattutto per quei lavoratori che già in Sevel era stati impiegati negli anni 2007-2008. E vorrei sottolineare un altro punto: non possono essere sempre i giovani a pagare». «Come Fim-Cisl -aggiunge Bologna- entro maggio vogliamo un incontro con la direzione Sevel e la Fiat per sapere quali sono le strategie future. Quali sono, ad esempio, le prospettive di mercato per il secondo semestre 2012? Non ci viene data alcuna risposta e questo non va nella direzione di un corretto rapporto tra azienda e sindacati. Qui, bisogna stare attenti, perché in Val di Sangro sono in difficoltà anche altre industrie, a cominciare dalla Honda, dove sono stati programmati trenta giorni di cassa integrazione e da altre multinazionali. Se si pensa alle gravi ripercussioni che subiranno le piccole medie e medie aziende dell'indotto, la situazione potrebbe davvero farsi di estrema gravità e con poche speranze per il futuro». La Fim mette sotto accusa anche la politica e le istituzioni, in particolare la Regione. «Hanno promesso -dice Bologna- il collegamento diretto Adriatico-Tirreno, il campus dell'automotive, e l'adeguamento del porto di Ortona, ma finora niente è stato completato. Quando c'è una crisi le aziende si riposizionano e vanno dove ci sono strutture efficienti. Se non ci muove su questo fronte, si rischia davvero grosso. Alla Fiom diciamo di smetterla con l'intransigenza di carattere politico, noi siamo proprio pronti alla collaborazione e assieme possiamo meglio fare gli interessi dei lavoratori». Intanto sul caso Sevel intervengono Sel e Rifondazione. «La fine del rapporto di lavoro per i 350 giovani operai precari della Sevel -dice Gianni Melilla, coordinatore regionale di Sel- e la contemporanea richiesta di cassa integrazione per i 6.200 dipendenti, dopo l'estromissione della Fiom dalla fabbrica, segna la fine della favola della Fiat di Marchionne. Una favola che ha aggravato la posizione della Fiat nel mercato dell'auto e dei veicoli commerciali con perdite consistenti di quote di mercato in Italia e in Europa». Marco Fars e Riccardo Di Gregorio di Rifondazione sostengono che la «pomiglianizzazione del gruppo Fiat, tra cui la Sevel, è un vicolo cieco a danno dei lavoratori e che non migliora la competitività dell'azienda».
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