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Data: 27/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Pensionati, la metà è sotto i mille euro. I dati dell’Istat: in due milioni e mezzo a livelli di sussistenza. Penalizzate le donne

ROMA. Quasi la metà dei pensionati italiani vive con meno di mille euro. Un terzo percepisce tra i 500 e i 1000 euro. E il 15% del totale sopravvive con meno di 500 euro. Si tratta di poco meno di 8 milioni di cittadini secondo la rilevazione dell’Istat che ha radiografato, insieme all’Inps, il sistema pensionistico italiano del 2010. La questione delle pensioni ritorna al centro dell’attenzione non solo con i numeri, per certi versi drammatici, diffusi dall’Istat ma anche per la convocazione dei sindacati da parte del ministro Fornero sui cosiddetti lavoratori «esodati». Il vertice si terrà il 9 maggio.
Sono dunque 7,6 milioni, circa il 46% del totale, i pensionati che ricevono ogni mese un assegno inferiore ai mille euro e 2 milioni e mezzo quelliche superano i 500 euro. «Un intervento sui redditi da pensione non è più rinviabile» ha commentato Carla Cantone, segretaria dello Spi-Cgil. La Cisl parla di pensionati «sempre più poveri» mentre per la Uil bisogna ripristinare «l’indicizzazione dei trattamenti al tasso d’inflazione». Non si capisce lo stupore, ha affermato Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, «perché di nuovo non c’è nulla, tranne che la realtà è diversa, molto diversa da come spesso viene dipinta».
Nelle regioni settentrionali si concentra il 47,9% delle prestazioni, il 48,5% dei pensionati e il 50,8% dell’intera spesa. Un terzo si registra nel Sud e il restante quinto al Centro. Il Mezzogiorno ha il maggior numero di prestazioni d’invalidità civile e pensioni sociali oltre che la maggiore incidenza di pensionati sugli occupati: 82 ogni 100, contro una media nazionale di 71. Il 29,1% dei pensionati ha meno di 65 anni, quota destinata ad aumentare con la riforma Fornero. Le donne in genere risultano svantaggiate. A fronte di un reddito medio annuo da pensione pari a 15.471 euro le donne percepiscono importi di 12.840, inferiori del 30% ai 18.435 euro degli uomini. Un terzo percepisce due o più pensioni. Il 24,8% può disporre di un assegno doppio (reversibilità o assistenza) mentre il 7.9% ne ha tre. Nel 2010 il numero di pensioni d’invalidità è sceso del 6,6% mentre è stata più contenuta (-1,3%) la contrazione degli assegni di invalidità civile. Sono invece aumentate le pensioni di vecchiaia o anzianità di 1,1 punti. Secondo i calcoli del Codacons dal 1993 a oggi il potere d’acquisto di chi percepisce una pensione medio-bassa è calata di oltre il 50%.
Ieri è stato presentata anche un’analisi della Coldiretti dal quale è emerso che quasi 1,2 milioni di pensionati coltivatori diretti riceve circa 600 euro al mese «e l’importo si abbassa se si analizzano le pensioni di invalidità con 445 euro al mese e le pensioni ai superstiti che toccano a malapena i 300 euro al mese». Secondo Coldiretti «siamo di fronte a elementi economici spesso di pura sussistenza».
Occorrerà attendere il 9 maggio per comprendere le intenzioni del governo sui lavoratori esodati (senza lavoro dopo aver usufruito di incentivi per lasciarlo e senza pensione per la riforma Fornero). Il governo per ora ha solo individuato la platea dei salvaguardati, coloro che potranno andare in pensione con le vecchie regole entro i prossimi due anni e che sono 65 mila. I sindacati hanno invece descritto una situazione ben più drammatica e sicuramente più numerosa. L’Inps ha stimato in 130 mila il numero dei lavoratori da salvaguardare, per i sindacati sarebbero invece almeno 300 mila.
Fornero ha annunciato «specifici interventi» per i lavoratori di alcune aziende. Ad esempio per i dipendenti in cassa integrazione di termini Imerese. Il ministro ha continuato a ripetere che «il governo sta valutando» e ribadito che «ogni soluzione non potrà che essere ricercata in un quadro di compatibilità finanziaria, ancora più imposta dalla persistente situazione di difficoltà economica».

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