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Pescara, 05/04/2026
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Data: 27/04/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
La maggioranza pressa Monti «Adesso abbassare le tasse. Destinare al fisco i tagli alla spesa e dismissioni per ridurre il debito»»

ROMA - Il Parlamento da il via libera al Def, documento di economia e finanza dove sono tracciate le strategie di politica economica, ma la maggioranza di Pdl, Pd e Terzo Polo approva una risoluzione comune affinché il governo punti sulla crescita e sugli sgravi fiscali per far ripartire l’economia. In Senato il pressing è ancora più forte: si chiedono azioni «entro settembre». Le risorse vanno prelevate attraverso la lotta all’evasione e con i risparmi della spending review. Ma anche vendendo gli immobili del patrimonio pubblico. A palazzo Madama il documento ha ricevuto 170 sì, 24 no e 4 astenuti. A Montecitorio, la maggioranza è stata più ampia, con 389 sì, 56 no e 11 astenuti.
Più che un’indicazione, è una mossa di valenza politica, sottolineata da Pdl, Pd e Terzo Polo. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo pidiellino alla Camera, «il decollo di una nuova fase della politica economica del governo è anche una delle condizioni per la sua durata». E Franco Frattini ha detto no «a un rigore cieco e inderogabile». Pier Ferdinando Casini, leader Udc, ha sottolineato che «in Europa il vagone della crescita è partito e Monti sta lavorando molto bene» tra i partner dell’Unione. Pier Luigi Bersani, leader Pd, ha annunciato che la settimana prossima avanzerà una proposta «per integrare il tappo fiscale con nuove politiche per la crescita, da fare alla svelta, perché non si possono attendere le elezioni tedesche». Bersani ha mandato anche un avvertimento al Pdl: «Solo noi possiamo dire a Monti quel che va e quello che non va. Loro, devono stare zitti per almeno un giro perché con loro siamo arrivati a un metro dalla Grecia». Ha aggiunto Stefano Fassina, responsabile economia Pd: il Fiscal compact rischia di uccidere il cavallo, è il momento di fare riforme strutturali. Ed è urgente sostenere euro-investimenti al fine di sostenere la domanda interna europea.
La sollecitazione che arriva dalle tre forze della maggioranza, è che «la priorità del governo, non può essere, da questo momento in avanti, che la crescita dell’economia nazionale, da perseguire con assoluta determinazione, sia a livello interno che dell’Ue». Non ci sono indicazioni precise sulle cifre necessarie alla crescita (ammonterebbe a 8-9 miliardi, stando ai dati dell’avanzo), ma la maggioranza chiede all’esecutivo di valutare «la possibilità di utilizzare le risorse eccedenti rispetto all’obiettivo di del pareggio di bilancio». E se nel documento il pareggio di bilancio non è un obiettivo scontato (per il Ref nel 2013 l’Italia non lo centrerà), le tre forze di maggioranza chiedono che il pareggio vada raggiunto senza manovre aggiuntive, ma «con un piano straordinario di dismissioni del pareggio di bilancio». Insomma, basta sacrifici, ma occorre un cambio di strategie, utilizzando le risorse derivate dalla lotta all’evasione fiscale e dalla spending review porti a ridurre le tasse sui «redditi da lavoro e da impresa». Occorre un «nuovo patto tra fisco e contribuenti» per non alimentare il circolo vizioso rigore-recessione. Ma questo impegno straordinario va portato in Europa, con alcune richieste ben mirate: come l’emissione dei project bond ed eurobond.

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