Uno scorcio della stazione ferroviaria di Casale: con il taglio delle linee è a rischio di sopravvivenza La voce dei pendolari arriva anche in Parlamento. E per bocca dell'ex presidente della Provincia di Asti, Roberto Marmo. Ieri il deputato ha sottoposto alla Camera una interrogazione chiedendo conto al governo sui tagli alle linee ferroviarie minori. «A fronte di una crisi sempre più pesante che si abbatte sulle famiglie è necessario avere a disposizione mezzi pubblici su rotaia. Al contrario si assiste a tagli sempre più pesanti che suscitano le proteste dei pendolari». Marmo ha legato la sua interrogazione alla convinzione che il settore del trasporto pubblico su ferro «sia occasione di crescita e sviluppo» e quindi ha chiesto al governo cosa intenda fare al proposito. La risposta, in mancanza del ministro allo Sviluppo, Corrado Passera, è stata fornita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che «ha detto - riferisce Marmo - che il settore, pur sottoposto alle decisioni delle singole Regioni, sarà oggetto di incontri Stato/Regioni in un'ottica generale di rilancio». Si aprirebbe dunque uno spiraglio per i pendolari sempre più preoccupati di come affrontare viaggi di 60/100 chilometri per raggiungere il posto di lavoro, obbligati a levatacce mattutine o a prolungamenti della giornata lavorativa a causa di disservizi sui treni. Se ne fa interprete ancora una volta Roberto Rossi, per il comitato pendolari Casale-Vercelli e per coloro che usano i bus sostitutivi Casale-Mortara, di cui si serve da un po' di tempo perché gli consente di giungere puntuale al lavoro. «Vorremmo vedere decisioni scritte nero su bianco perché di parole fin qui ne abbiamo sentite parecchie, di promesse altrettanto, ma alle quali, poi, seguono solo tagli». E' la stessa risposta fornita alla Camera dall'onorevole Roberto Marmo che non si è dichiarato soddisfatto «se alle parole non seguirannofatti concreti. Concetta Pistillo, che pendolarizza tra Casale e Alessandria, dove lavora, da una quindicina di giorni «dopo beffe e insicurezza praticamente quotidiana di non avere mezzi a disposizione per tornare a casa alle 17,20, con il rischio di passare la notte ad Alessandria» ha optato per «il bus dell'Arfea che almeno funziona. Tra l'altro ha lo stesso costo del treno, ma mi dà sicurezza di arrivo e partenza». Nessuna avvisaglia per ora dell'incontro richiesto dal Comune all'assessore regionale Barbara Bonino. In assessorato, affermano che «si sta lavorando a un Piano di efficientamento delle linee e di integrazione ferro/gomma in base a monitoraggi che indichino quali sono le tratte meno frequentate. Quelle che reggono il rapporto tra il costo pagato dall'utente (35%) e dalla Regione (65%) sono inferiori al 7%. Entro giugno si deciderà sugli eventuali tagli. Se il governo intende rivedere quanto si è programmato, deve pensare a coperture finanziarie». I pendolari però sono scettici: «Vogliamo che l'impegno sia messo nero su bianco» Intanto si è sempre in attesa dell'incontro chiesto mesi fa dal Comune a Torino