ROMA. Sugli investimenti all’estero e in beni rifugio «avevo carta bianca». E «Bossi sapeva tutto». Ma non lo seppe subito. «Lo informai a gennaio dopo che lo scandalo era esploso sui giornali. Sulle «spese più significative» effettuate dalla moglie e dai figli» il Senatùr veniva invece costantemente aggiornato. «Lo informavo direttamente». Continuano a seminare veleni in casa Lega Nord le dichiarazioni rese a verbale, davanti ai pm di Milano, dall’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito.
Il ciclone. I magistrati che indagano sulla distrazione di fondi in via Bellerio ieri hanno anche sentito nuovi testimoni, primo fra tutti Federico Bricolo, il capogruppo al Senato del Carroccio. L’audizione del senatore è durata tre ore e da quanto è trapelato si deve ad alcuni sospetti che gli inquirenti hanno sulla gestione dei rimborsi delle spese per il gruppo dei senatori della Lega da parte di Piergiorgio Stiffoni. Stiffoni, che ieri si è autosospeso dal partito, risulta infatti avere la firma sul conto al Senato del Carroccio sul quale convergono ogni anno 6 milioni di euro di fondi pubblici. E la sua firma sarebbe in calce ad una ragnatela di operazioni su cui i pm vogliono fare chiarezza. Anche perché proprio Stiffoni risulta il possessore (come lui anche Rosy Mauro) di diamanti per 200 mila euro comperati tramite i canali di Belsito, e forse dietro suo suggerimento.
L’ombra delle cosche. Ma a Milano si è trattenuto ieri anche il pm di Reggio Calabria che indaga Belsito per riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa e che, dopo aver interrogato l’ex tesoriere, ha sentito la sua ex segretaria Nadia Dagarada e il pentito di’ndrangheta Luigi Bonaventura, collaboratore di giustizia vicino alla cosca dei De Stefano.
Un misterioso avvocato. Al centro delle indagini congiunte fra Milano e Reggio Calabria ci sarebbe in particolare uno studio di consulenza legale, l’MGIM, con sede in via Durini 14, a due passi dai salotti e le vetrine di San Babila: di questo studio è socio Bruno Mafrici. Laureato in giurisprudenza, ma mai diventato avvocato, Mafrici è indagato per riciclaggio e l’ipotesi è che abbia ripulito denaro frutto delle attività illecite del clan De Stefano anche grazie ai rapporti con Belsito.
Più volte sfiorato da inchieste antimafia, l’avvocato Mafrici, classe’75, a Reggio si chiamava Giovanni. Poi con il trasferimento a Milano il suo nome di battesimo è improvvisamente cambiato in Bruno. E con esso, di conseguenza, è stato modificato anche il codice fiscale: operazione ritenuta singolare da chi indaga. Davanti allo studio Mafrici gli uomini della Dia hanno tra l’altro fotografato Paolo Martino, esponente dei De Stefano arrestato lo scorso anno dal pm Ilda Boccassini nell’ambito di un’inchiesta sulle cosche in Lombardia. Fotografato anche un imprenditore calabrese impegnato in grandi appalti. Ma nello stesso studio viene anche messa a punto l’operazione dei fondi della Lega verso Cipro e la Tanzania. Sempre curata da Mafrici che in via Bellerio, come a Roma, non è uno sconosciuto, ma il consulente del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli.