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Data: 28/04/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Bossi contestato a Crema "Non spaventate nessuno" Slogan anti-Lega ad un comizio elettorale.

L'amministratore del gruppo a Palazzo Madama Stiffoni tirato in ballo dal collega Bricolo sentito dai pm milanesi. Si autosospende. In via Bellerio la protesta dell'autista di Bossi, licenziato per aver obbedito agli ordini della moglie del Senatur e di Rosy Mauro. Intanto Alfano auspica un riavvicinamento Pdl-Carroccio dopo le amministrative

ROMA - "Voi non spaventate nessuno". Così Umberto Bossi ha replicato ad un gruppo di giovani che lo hanno contestato durante un comizio a Crema. Al termien di una giornata che ha visto ulteriori sviluppi politici dell'inchiesta sull'utilizzo dei fondi del finanziamento pubblico al Carroccio.

Piergiorgio Stiffoni si è dimesso da amministratore del gruppo della Lega al Senato e si è autosospeso dal movimento e dal gruppo "al fine di non danneggiare l'immagine del movimento, fino alla conclusione delle indagini della magistratura, sicuro che sarà fatta piena luce sulla realtà dei fatti". Le dimissioni sono state presentate il 24 aprile. Al suo posto è già stato nominato Sandro Mazzatorta.

Le dimissioni di Stiffoni sono l'ennesimo contraccolpo dell'inchiesta milanese sulla gestione dei rimborsi elettorali, secondo la quale i soldi pubblici sarebbero stati spesi anche per esigenze personali della famiglia Bossi e dell'entourage del leader del Carroccio. Nell'ambito dell'inchiesta, dopo aver ascoltato l'ex tesoriere Francesco Belsito, 1 i pm di Milano oggi pomeriggio hanno sentito come testimone Federico Bricolo, il capogruppo al Senato del Carroccio. L'audizione del senatore sarebbe durata per circa tre ore e da quanto è trapelato sarebbe dovuta ad alcuni sospetti che i magistrati milanesi hanno sulla gestione dei rimborsi delle spese per il gruppo dei senatori leghisti proprio da parte di Piergiorgio Stiffoni, titolare della firma sul conto del Carroccio al Senato.

Protagonista della giornata è stato anche Oscar Morando, l'autista di Umberto Bossi, che si è presentato sotto la sede di via Bellerio per protestare contro il suo licenziamento "per giusta causa". Nella lettera mostrata ai cronisti, firmata dal tesoriere Stefano Stefani, il partito contesta a Morando di aver disatteso il suo incarico perché, invece di "stare agli ordini per ciò che riguarda le mansioni per le quali era stato assunto", ovvero fare l'autista a Umberto Bossi, "obbediva" alla moglie del senatur, Manuela Marrone, ed alla vice presidente del Senato, Rosi Mauro, espulsa pochi giorni fa dalla Lega Nord. "Nell'espletamento del suo lavoro - si legge nella lettera di licenziamento - ha risposto agli ordini di Rosi Mauro e Manuela Marrone che non avevano alcun potere di dare ordini". Morando, sostiene inoltre la Lega, avrebbe rivelato ai giornali notizie riservate sul partito.

Morando contesta il licenziamento: "Voglio riprendere il mio lavoro e la mia dignità", ha detto ai cronisti, ricordando di avere una famiglia da mantenere e di essere rimasto anche senza casa, perché l'abitazione di Gemonio, vicino alla casa del Senatur,sarebbe stata tra i benefit di un contratto stipulato nel 2010 con la Lega attraverso Rosy Mauro, che fra l'altro prevedeva un'assunzione come autista-guardia del corpo di Umberto Bossi. Anche per questo cambiamento di mansioni, Morando ha sostenuto di essere stato mobbizzato nonchè "usato come giocattolo" dal figlio di Bossi.

Sul piano politico, da registrare una dichiarazione del segretario del Pdl, Angelino Alfano che parla di auspicabile riavvicinamento fra il Pdl e la Lega dopo le amministrative: "Personalmente lo auspico - ha osservato Alfano questa sera a Verona, a margine di un incontro elettorale del Pdl a sostegno del candidato sindaco della città scaligera - perché il Pdl e la Lega hanno governato insieme per anni e hanno assicurato stabilità e riforme importanti al nostro paese".

La contestazione. Umberto Bossi è stato oggetto di una contestazione durante un comizio elettorale a Crema. Un gruppo di una trentina di giovani, alcuni dei quali con una bandiera No Tav, ha cominciato a urlare slogan contro il carroccio e il suo ex leader poco dopo che il candidato sindaco della Lega, Alberto Torazzi, ha preso la parola. "Fuori la Lega dalle città; vergogna", hanno urlato i contestatori. "Sieti utili idioti al servizio di
Un sistema che pretendete di contestare". ha replicato il segretario lombardo della Lega, Giancarlo Giorgetti.

Poi è arrivata anche la risposta del Senatur. "Ne abbiamo altri che voi No-Tav", ha detto, "se siete capaci di far casino siamo capaci anche noi". Quindi ha sostenuto che queste persone saranno sconfitte dalla "cabina elettorale". A più riprese il Senatur si è rivolto a loro durante il suo intervento. "Venite vicino - ha detto loro mostrando il pugno - vi faccio sentire la carezza di destra". E poi ai "fratelli di Crema" ha chiesto di non farsi "prendere dai nervi. Sono solo gente che esagera, non dobbiamo farci prendere dai nervi".

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