Vertice di maggioranza a Pescara. «Legame più stretto tra partito e gruppo consigliare»
PESCARA. Il Pdl sta riflettendo sull’apertura della maggioranza all’Udc. Se ne è parlato ieri nella riunione del gruppo consiliare del Popolo della libertà allargato ai coordinatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano all’hotel SH di Pescara.
Dal punto di vista dei numeri dell’assemblea non si tratta di una mossa obbligata. L’Udc può contare su un unico consigliere, Antonio Menna, dopo la migrazione di Luciano Terra in Rialzati Abruzzo, il listone di maggioranza dell’assessore regionale Carlo Masci, di cui è capogruppo. Ma, ragionano nel Pdl, agganciare l’Udc nell’ultima parte della legislatura può essere un buon viatico per un’alleanza futura. E in quel caso l’Udc potrebbe davvero fare la differenza, perché oggi senza i suoi voti nè il Pd nè il Pdl possono pensare di conquistare o riconquistare la Regione. Il prezzo da pagare per la maggioranza sarà quello di cedere un assessorato ai centristi. A spese di chi? A questa domanda nessuno sa rispondere. La partita è solo agli inizi, ammesso che poi si giochi davvero. Perché per l’Udc la decisione se rispondere o meno all’invito del Pdl non è certo nelle mani del solo Menna. I centristi si muovono a tutto campo: alle amministrative abruzzesi sono alleati alternativamente con il Pdl a Martinsicuro, con il Pd a Montesilvano e Ortona e con i terzisti di Giorgio De Matteis all’Aquila. La trattativa si prevede complessa e da Roma possono arrivare indicazioni oggi non prevedibili.
Per questo la pratica Udc, politicamente cruciale, non è la più urgente. Anche perché il governatore Gianni Chiodi non sembra avere fretta di mettere mano alla sua giunta, per non scatenare anche le richieste di Fli, o di un battitore libero come Emilio Nasuti, da mesi con un piede dentro e uno fuori la maggioranza, oppure dei consiglieri Pdl vicini a Grande Sud di Miccichè come Nicoletta Verì.
Sul tavolo della maggioranza, e ieri se ne è parlato molto, ci sono soprattutto i rapporti tra partito e consiglio e tra partito, consiglio e giunta regionale. I collegamenti appaiono sfilacciati e l’attività legislativa ne risente. La maggioranza ha bisogno di portare a casa riforme urgenti come l’edilizia, l’urbanistica, lo sblocco delle cave (che sta molto a cuore a Confindustria), la riforma del personale, la modifica della Via. Meno ansia c’è per la riforma elettorale che non piace a tutti (per esempio ci sono ancora i sostenitori del listino). La prima verifica ci sarà nel consiglio regionale dell’8 maggio dove il Pdl spera di varare cave, Via e riperimetrazione del Borsacchio, diventato ormai un tormentone d’aula. La parola d’ordine nel Pdl abruzzese è dunque “serrare le fila”. Soprattutto in vista del voto amministrativo. Poi i vertici continueranno con cadenze più serrate. Il voto politico è dietro l’angolo e poi arrivare alle regionali sarà un attimo.