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Pescara, 05/04/2026
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Data: 29/04/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Verso le elezioni - Astensione e protesta: i partiti tremano. Domenica e lunedì 9 milioni alle urne, peseranno lo scandalo-Lega e le liste Grillo

ROMA. Per i partiti, che questa volta rischiano di essere ridimensionati dal vento dell’antipolitica, si avvicina il giorno della verità. Domenica e lunedì prossimi si voterà in 1000 Comuni. Gli elettori chiamati a rinnovare sindaci e consigli comunali saranno 9 milioni e 600mila e i partiti avranno la possibilità di verificare il loro reale peso politico dopo l’approdo a palazzo Chigi del governo tecnico targato Monti. A meno di una settimana dal voto, il Professore della Bocconi guarda con apprensione ai possibili sviluppi di un voto che è amministrativo ma ha una fortissima valenza politica. Il governo, soprattutto in questo ultimo periodo, ha perso un po’ di appeal ma una lista del premier sarebbe quella con più consensi. Ma una lista Monti non c’è e se Pd e Pdl, che sono i maggiori azionisti del governo tecnico, perdessero troppi voti, a palazzo Chigi scatterebbe l’allarme rosso. Questo perché, di fronte a un dimagrimento eccessivo, sia Bersani che Alfano verrebbero messi sul banco degli imputati dai ribelli del Pd (non sono molti) e da quelli del Pdl (soprattutto gli ex An) che non perdono occasione per contestare l’eccessiva rigidità del governo in materia fiscale e, dopo l’ondata di sacrifici imposti ai contribuenti e ai possessori di case, chiedono ai rispettivi segretari di pretendere dal governo misure concrete per la crescita. Questo vuol dire che davanti a una possibile emorragia di voti (e il Pdl rischia), Alfano potrebbe essere costretto a liberarsi dall’abbraccio mortale del Professore.
Non voto. Quel che è certo è che sull’appuntamento amministrativo grava l’incognita del non voto. La botta causata dagli scandali Belsito e Lusi e tutta la cattiva politica che si vede in questi giorni (dai fondi neri alle inchieste sulle tangenti) potrebbe convincere gli elettori a disertare le urne. Secondo il sondaggio del professor Roberto D’Alimonte, pubblicato la scorsa settimana dal Sole 24 Ore, il 35% degli elettori non andrebbe proprio alle urne e un altro 7,1% sarebbe indeciso se farlo. Questo vuol dire che potrebbero finire a spasso qualcosa come 16 milioni di voti.
Crisi centrodestra. Come finirà la partita delle amministrative? I sondaggisti sono concordi: i candidati di centrosinistra hanno migliori chances grazie alla spaccatura tra Pdl e Lega. E’ da escludere che per i ballottaggi (20 maggio) si possa assistere a varie forme di accordi tra il partito di Berlusconi e quello di Bossi, come chiede Alfano? La risposta la dà Maroni, che chiude definitivamente il capitolo ed esclude accordi anche per le politiche: «Ringrazio per la generosità l’amico Alfano ma la Lega deciderà autonomamente cosa fare al consiglio federale, anche se i militanti condividono la scelta di andare da soli e sono orientati a ribadirla anche per le prossime politiche». La Lega, travolta dagli scandali, questa volta rischia davvero di scomparire.
Le cose non vanno meglio nel Pdl, dove in tanti rimpiangono Forza Italia e l’”onda azzurra” torna di attualità con il fiorire di liste civiche, lo strumento politico-elettorale più gettonato da chi non si trova più a suo agio nel Popolo della Libertà e non accetta i continui distinguo che vengono con sempre più insistenza e fastidio dagli ex di Alleanza Nazionale.
Incognita Grillo. Ma il vero vincitore di questa tornata amministrativa, almeno sulla carta, potrebbe essere Beppe Grillo, che potrebbe recuperare anche il voto di una parte di leghisti delusi. Il comico genovese, che chiama Monti «Rigor Montis» e la coppia Bersani-Alfano «i gemelli del debito pubblico», ha presentato 101 liste su tutto il territorio nazionale e sta sbancando a livello mediatico con comizi e slogan all’insegna dell’anti-partitismo e dell’opposizione dura a Monti. Non solo. Ieri il leader del Movimento 5 Stelle ha puntato l’artiglieria pesante contro il Vaticano: «Dobbiamo fare una proposta a Sarkozy. Gli diciamo: voi eliminate i 510 miliardi del nostro debito e noi vi diamo il Vaticano. Ad Avignone i papi sono stati 300 anni e ci sono stati tanto bene, ecco, secondo me possono tornarci». La provocazione, l’ennesima, è accompagnata da un nuovo attacco contro i volti noti della Tv. Grillo, che non cita né Lucia Annunziata né Gad Lerner, se la prende con i «conduttori dei talk show che vivono in simbiosi con i politici come il paguro Bernardo e l’attinia». A rispondere per le rime ci pensa Nichi Vendola. «Gli uomini della provvidenza non portano bene al paese. La medicina è la democrazia, non l’urlo e il grugnito» taglia corto il leader di Sel.
Le sfide. In questa tornata amministrativa, tre sono le sfide dall’alto valore simbolico e politico. A Verona, il maroniano Flavio Tosi parte favorito e può contare sull’appoggio della Lega, di una parte del Pdl e di 6 liste civiche. A Genova, Marco Doria, vincitore delle primarie del centrosinistra, è dato favorito al primo turno. A Palermo, dove il centrosinistra è spaccato, l’ex Idv Fabrizio Ferrandelli se la dovrà vedere con Massimo Costa, sostenuto da Pdl, Udc e GRande Sud, e con il dipietrista Leoluca Orlando.

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