ROMA - Sarà stralciato dall’inchiesta principale sul sistema Enav Selex il presunto pagamento da parte di Breda Menarinibus di una tangente ad alcuni dirigenti di Finmeccanica (gruppo di cui fa parte la Menarinibus), per facilitare una commessa di filobus da parte di un’azienda partecipata dal comune di Roma. Così ha deciso la procura, ipotizzando il reato di false fatturazioni. Alla base del nuovo fascicolo ci sono le dichiarazioni messe a verbale dal commercialista Marco Iannilli. Ieri, proprio in risposta alla ricostruzione di Iannilli, il consorzio Roma Metropolitane è intervenuto per chiarire la propria posizione: «La vicenda - si legge in una nota - riguarda il bando di gara per la realizzazione di un sistema di trasporto di tipo filoviario a servizio dei corridoi del trasporto pubblico Eur-Tor de Cenci ed Eur Laurentina-Tor Pagnotta. Roma Metropolitane sottolinea che nessuna pressione illecita è stata mai esercitata in merito a tale commessa nell’ambito della procedura. Si tratta quindi, per quanto consta a Roma Metropolitane come stazione appaltante, di pure illazioni destituite di ogni fondamento».
Negli atti dell’inchiesta sul sistema Enav, il commercialista ha raccontato che nel 2009 a margine della commessa per quaranta bus da parte di un’azienda vicina al Comune di Roma, l’amministratore delegato di Breda Menarinibus sarebbe stato costretto a pagare 600 mila euro per una consulenza inesistente. E, stando al suo racconto, quei soldi sarebbero stati consegnati ad alcuni dirigenti di Finmeccanica. Mentre l’imprenditore Riccardo Mancini avrebbe chiesto, in cambio dell’aiuto offerto, un appoggio per diventare amministratore delegato del consorzio Eur: «Io non sapevo se la presenza di Mancini fosse interessata perché doveva prendere soldi - dice Iannilli nel verbale integrale agli atti dell’inchiesta - o perché fosse propedeutica ad intralciare le varie fasi della commessa affinché Ceraudo (ad di Breda Menarinibus ndr) vistosi intralciato sborsasse questi benedetti soldi».
«Smentisco categoricamente quanto riportato, dichiarando la mia totale estraneità alla vicenda. Si tratta di insinuazioni diffamatorie destituite di ogni fondamento, per le quali, pertanto, mi riservo di intraprendere ogni azione utile a tutelare la mia onorabilità», ha replicato Riccardo Mancini.
In ogni caso, le verifiche della procura di Roma sono destinate ad allargarsi, seguendo l’ipotesi che questo possa essere un nuovo episodio di false fatturazioni destinato a creare fondi neri da ridistribuire. Anche perché Iannilli - indagato per corruzione assieme all’ex ad di Selex Marina Grossi, Manlio Fiore sempre di Selex, Ilario Floresta di Enav e gli imprenditori Tommaso Di Lernia e Lorenzo Cola - ha messo a verbale che il metodo era consolidato. In particolare per l’Ente nazionale di assistenza al volo: «Enav delibera 1 milione - si legge ancora nel verbale del commercialista - meritevoli di quella delibera sono i consiglieri d'amministrazione piuttosto che gli uomini di Enav piuttosto che gli uomini di Selex piuttosto che Cola; tutte queste persone il giorno dopo vogliono i soldi. Oh, c’è stata la delibera e quindi tam tam e vogliono i soldi».
Il meccanismo, almeno da un certo punto in poi, è noto a tutti i dirigenti della Selex, controllata di Finmeccanica. Ne parla a verbale anche Letizia Colucci, indagata in un altro troncone dell’inchiesta Enav: «In seguito agli interventi della Guardia di Finanza - spiega la dirigente parlando dei rapporti tra Selex e la subappaltante Print Sistem di Tommaso Di Lernia - ho chiesto conto alla struttura, ed in particolare ad Agostini e Piccotti, se vi erano dei problemi nei rapporti con Print Sistem. Essi mi hanno risposto che vi erano fatti di sovrafatturazione e che essi eseguivano disposizioni di Manlio Fiore».