Il sindaco dell’Aquila: la Regione non diede l’allerta, la catena di comando non funzionò
L’AQUILA. «Smentisco categoricamente e in modo assoluto che nella fase dello sciame sismico e nel periodo precedente alla scossa del 30 marzo e, tra il 30 marzo ed il 6 aprile, la Regione Abruzzo abbia mai allertato “o comunicato alcunché” al sindaco dell’Aquila». Massimo Cialente replica così alla conferenza stampa in cui, venerdì scorso, il governatore Gianni Chiodi e l’assessore, Gianfranco Giuliante, hanno sostenuto che il centro funzionale regionale della Protezione civile aveva solo il comito di comunicare lo stato d’allerta pre-sisma alla prefettura e ai sindaci del terriorio interessato. Compito che, hanno detto, fu assolto.
«Non c’è alcun atto, così come credo che non ci sia nessun atto né nei confronti degli altri sindaci né della stessa prefettura», prosegue il sindaco dell’Aquila e candidato del centrosinistra alla rielezioone nel voto di domenica e lunedì prossimo in un documento inviato al Centro. «La Regione Abruzzo, sulla scorta del coma 2 dell’articolo 22 della legge regionale 34 del primo ottobre 2007, avrebbe dovuto attraverso il centro funzionale svolgere “le funzioni di accertamento di tutti i dati strumentali e di monitoraggio su scala regionale, in previsione di scenari di rischio meteo-idrologico, ambientale e sismico, di allertamento e di supporto al sistema di protezione civile regionale e nazionale, per tutte le tipologie di rischio, nell’ambito della rete dei centri funzionali. Invece, non fece nulla. Fummo abbandonati a noi stessi».
«Il solo comune dell’Aquila», prosegue Cialente, «il 2 aprile del 2009, con atto di giunta, chiese la programmazione dello stato di emergenza al presidente Berlusconi, al sottosegretario Letta, al capo dipartimento Bertolaso, al presidente Chiodi, all’assessore regionale alla protezione civile, Stati. Non ricevetti alcuna risposta, neanche una telefonata, al punto che fui io a chiamare la Stati la mattina di sabato 4 aprile, chiedendo cosa si dovesse e si potesse fare, visto che ero sempre più preoccupato. A Daniela Stati, spiegai che avevo chiuso le scuole, le avevo tutte sottoposte a controllo, e ne avevo dovuto chiudere due per motivi precauzionali. Le dissi anche che avevo predisposto, per quello che potevo, la struttura comunale ma che insistevo per la proclamazione dello stato di emergenza al fine di approfondire tutto ciò che era necessario fare. L’assessore Stati mi rispose solo che la mattina del lunedì avrebbe chiamato Gianni Letta».
«Invece», aggiunge, «la mattina del lunedì, stavamo cercando di recuperare i corpi delle nostre vittime. Leggo adesso, che il presidente Chiodi, e l’assessore Giulante, in conferenza stampa sui commi, ribadiscono che non spettava a loro allarmare la popolazione. Il problema non è questo, poiché la popolazione era già allarmata, visto che vi erano state oltre duecento scosse il cui elenco aggiornato, come un bollettino di guerra, il quotidiano il Centro riportava ogni mattina; peraltro vi era stata la scossa fortissima del 30 di marzo. Il problema è che la Regione Abruzzo e la Protezione civile regionale, sulla base del protocollo del 2004, trasformato in legge nel 2007, avrebbero dovuto allertare ed attivare il sistema di emergenza cosa che non fecero assolutamente».
«Eppure il 20 febbraio del 2009, 40 giorni prima della nostra tragedia, avevano pubblicizzato di aver addirittura certificato con l’iso 9001 il centro funzionale», dice ancora il sindaco. «Probabilmente non fecero nulla, sia perché Emilio Iannarelli, responsabile dell’ufficio sismico della protezione civile rassicurava che lo sciame era un fenomeno geologico che rientrava nella norma, sia perché l’unica preoccupazione che avevano, era di controbattere negli ultimi giorni quel signor Giuliani che peraltro, il 23 marzo 2009, aveva dichiarato anche egli che lo sciame sismico era del tutto normale e, grazie a congiunture astrali, si sarebbe concluso alla fine di marzo».
«Scrivo questo non certo per polemiche elettoralistiche, alibi troppo comodo dietro al quale si nascondono Chiodi e Giuliante, ma solo perché chiamato ieri in causa in modo mendace. La verità è che la Regione ha sottovaluto il fenomeno, nulla fece. La “catena endogena di comando“ della quale parla Giuliante, di attivazione dell’intero sistema, forze di polizia, vigili del fuoco, esercito, non fu mai attuata. Assoluta sottovalutazione. L’unica istituzione che provò ad allertare fu il Comune dell’Aquila con la sua richiesta, che ho successivamente saputo essere stata beffeggiata sia in Regione che a Roma. Certo, se quella notte “la catena endogena di comando” avesse funzionato, forse non avremmo avuto solo 13 vigili del fuoco in servizio, ma soprattutto nei giorni precedenti si sarebbero potute svolgere tutta una serie di riunioni al fine di organizzare un servizio di protezione civile che sulla scorta la legge, in caso di una catastrofe quale è il sisma, essendo chiaramente di interesse sovra comunale, travalica il ruolo ed i doveri dei sindaci. Non è stato fatto. Ed il sindaco si dovette sostituire in assoluta solitudine a compiti che altri, per legge, avrebbero dovuto assolvere. Oggi, non si tratta di fare polemiche o propaganda, ma sarebbe corretto se la Regione Abruzzo così come il sistema della Protezione civile riconoscessero di aver sottovalutato ciò che avrebbero dovuto fare limitandosi solo a definire Cialente il solito sindaco che rompe le scatole».