ROMA. Sul tavolo del Consiglio dei Ministri oggi arriva il dossier del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda sulla spending review, i tagli alla spesa della pubblica amministrazione. Si tratta di un passaggio fondamentale e molto delicato per il governo Monti, che nei giorni scorsi è già stato esposto ai venti delle critiche e degli avvertimenti della sua eterogenea maggioranza. Interventi che si sono intensificati ieri, con visioni molto differenti tra Pd e Pdl sui tagli da effettuare. I partiti tra l’altro hanno chiesto, ufficialmente, che i tagli alla spesa servano per abbassare la pressione fiscale (raggiungerà il 45,4% nel 2013). Ma sulla destinazione dei 5-10 miliardi che si ricaveranno dalla cura dimagrante dei ministeri e delle sue sedi territoriali il governo ha le idee chiare. Due gli obiettivi: nell’immediato evitare l’aumento di due punti dell’Iva (sia quella del 10 che quella del 21) a ottobre sulle due aliquote più alte (3,3 miliardi nel 2012, che rischierebbe di deprimere ancora di più economia e consumi); a medio termine invece poter gestire una «provvista» che garantisca il pareggio di bilancio nel 2013, qualora soprattutto emergessero difficoltà nell’attuazione dei tagli lineari previsti da Tremonti nelle due manovre dell’estate 2011. Quindi per ora nessun intervento immediato per alleggerire le tasse.
Sarà un’operazione da portare avanti in più step, tecnicamente fattibile anche se dolorosa per alcuni settori (ma eviterebbe l’aumento dell’Iva che potrebbe rappresentare il colpo di grazia per i consumi), e politicamente perigliosa visto il clima di contrapposizione tra i due partiti maggiori, e i reiterati altolà del Pd a qualsiasi intervento sui «soliti tartassati», la scuola per esempio. Il Pdl, con Gasparri, fa invece sapere che di sforbiciate alle forze dell’ordine proprio non ne vuol sapere. E anche lo stesso Consiglio dei Ministri di oggi si preannuncia «caldo», visto che non tutti i ministri si sono comportati come la Severino, che si è detta già pronta a un piano di riorganizzazione della Giustizia per renderla più snella ed efficiente (e quindi risparmiare un po’ di milioni).
Il governo comunque ci prova, e visti i precedenti è prevedibile che alla fine una prima bozza della spending review esca fuori con il consenso unanime dell’esecutivo. Se Giarda, con la regìa del primo ministro, riuscirà nell’impresa di far passare il provvedimento, dovranno essere subito reperite le risorse per sterilizzare l’aumento dell’Iva a ottobre. In soldoni: tagli immediati per ottenere i 4 miliardi necessari. Poi una seconda fase da avviare con la finanziaria di ottobre.
Il segretario del Pd Bersani intanto avverte: no a ulteriori tagli nella scuola, sì alla riorganizzazione della Difesa. Bersani si mostra comunque fiducioso: «So che c’è la possibilità di alleggerire la spesa per quel che riguarda bardature amministrative e spese dello Stato, sono anche sicuro che Giarda pensi di usare il cacciavite, perché la mazza non va bene». Gasparri (Pdl) replica: «Sosterremo con convinzione la lotta agli sprechi e alle spese inutili. Ma non consentiremo che lo Stato abbassi la guardia nella sicurezza e controllo del territorio. Se qualcuno si illude - ha concluso - di toccare stazioni di carabinieri o commissariati (i «doppioni» sono proprio tra i tagli in agenda ndr) sarà stroncato in Parlamento».