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Pescara, 05/04/2026
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30/04/2012
Il Centro
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E’ morto Iovannitti, politica in lutto. E’ stato parlamentare del Pci, consigliere comunale, dirigente di partito. Il sindaco Cialente: «Commozione e dolore» |
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Una vita nel Pci di cui è stato segretario provinciale nel periodo della rivolta per il capoluogo PAGANICA. E’ morto ieri all’età di 79 anni (li avrebbe compiuti il 20 agosto) Alvaro Iovannitti protagonista delle vicende politiche aquilane del secondo dopoguerra. Si è dovuto arrendere a una grave malattia. Vicino a lui fino alla fine la moglie Diva e i figli Mimmo e Dino. Questa mattina alle 10 camera ardente nel centro civico di Paganica. Domani, primo maggio, alle 9 cerimonia civile alla Villa di Paganica e cerimonia religiosa alle 11 nella chiesa degli Angeli Custodi sempre a Paganica. Per chi scrive Iovannitti era soprattutto un amico. Un legame nato quando Alvaro non era più ufficialmente in politica anche se seguiva con passione le vicende nazionali e locali e la sua autorevolezza aveva ancora un peso nella sinistra aquilana. Iovannitti è stato un protagonista della vita cittadina del secondo dopoguerra. Aveva iniziato come segretario dell’Alleanza Contadini da dove guidò e seguì le grandi battaglie sindacali degli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso (in un suo libro raccontò la stagione degli scioperi a rovescio quando cioè per protesta si andava a lavorare). Dal 1971 al 1981 fu segretario provinciale del Pci partito a cui aveva aderito sin da ragazzo e si trovò al centro della cosiddetta battaglia per il capoluogo - conteso fra L’Aquila e Pescara - durante la quale anche la sede del Pci fu assaltata. Iovannitti in una intervista del 2006 al Centro diede atto ad altri due protagonisti di allora, Federico Brini per il Pci e Luciano Fabiani per la Dc, di aver imposto ai loro vertici regionali la strada della trattativa da cui uscì un compromesso (capoluogo all’Aquila ma uffici regionali anche a Pescara) che evitò un braccio di ferro che avrebbe portato certamente alla scelta di Pescara (che aveva una forza politica maggiore). Iovannitti è stato più volte consigliere comunale e parlamentare sia al Senato - dal 1982 al 1984 - e sia alla Camera - dal 1984 al 1987. Quando Achille Occhetto decise di porre fine all’esperienza del Pci e di iniziare un nuovo percorso lui lo seguì anche se fra dubbi e qualche perplessità. Ma la coerenza per Iovannitti era un valore irrinunciabile e interpretò quel passaggio come un naturale sviluppo della politica italiana che, diceva, aveva bisogno di cambiamenti. Ha militato nel Pds, poi nei Ds e infine nel Pd. Era la memoria storica della sinistra cittadina e continuava ad avere legami molto forti con i compagni di un tempo. Ogni volta che uno di loro se ne andava per sempre non mancava mai un suo pensiero e un suo omaggio. Alvaro Iovannitti a chi non lo conosceva poteva sembrare uomo freddo, persino un po’ burbero. In realtà bastava parlarci qualche minuto per scoprire una persona appassionata, che aveva inteso la politica come servizio ed era anche capace di commuoversi. Non dimenticherò mai quando il 21 aprile del 2009 Alvaro mi chiamò. Quando sentì la mia voce iniziò a singhiozzare. Non riusciva a trattenere le lacrime. Voleva comunicarmi la sua vicinanza e solidarietà e allo stesso tempo doveva darmi la notizia che Vittorio Giorgi, suo maestro di vita e di politica se ne era andato a 91 anni. Quel pianto dirotto era il segno di una sofferenza profonda. Dentro c’era il dolore per le vittime del terremoto, la consapevolezza di aver perso un amico di tante battaglie, la quasi certezza che non avrebbe rivisto più L’Aquila e la sua Paganica come lui le aveva conosciute e amate. Scoprì la malattia un anno dopo il sisma. Era già da tempo impegnato a ridare slancio all’Anpi, l’associazione nazionale partigiani. Alvaro non si perdeva una cerimonia commemorativa, ha sempre fatto di tutto per tenere viva la memoria della Resistenza e fu presidente del comitato 13 giugno nato per ricordare la Liberazione della città nel 1944. Un giorno venne a trovarmi nel mio map a Onna. Sapevo che aveva subito un piccolo intervento e gli chiesi come stava. Non mi rispose. Fece solo una smorfia con la bocca per dire: non va bene. Ma era pronto a combattere anche quella battaglia. La sua gioia erano la famiglia e i suoi nipotini. Aveva anche una idea precisa sulla ricostruzione: «L’Aquila deve rinascere insieme alle sue frazioni, altrimenti non ci saranno più né l’una né le altre». Ciao Alvaro. E grazie da tutti coloro che ti hanno conosciuto e stimato.
Il sindaco Cialente: «Commozione e dolore» I compagni di tante battaglie ne ricordano l’impegno, la passione, la generosità Stefania Pezzopane: per me è stato e sarà sempre maestro di vita L’AQUILA. «Sono grandi la commozione e il dolore per la scomparsa di Alvaro Iovannitti». Lo ha detto il sindaco Massimo Cialente che ha aggiunto: «Un uomo giusto, che ha speso la sua intera esistenza al servizio dei valori della solidarietà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Una presenza costante, continua, da protagonista della vita politica e civile dell’Aquila e dell’intera regione. Un impegno continuo, vissuto sempre con passione, generosità, disinteresse, onestà, modestia e sensibilità, in tutte le istituzioni, nel partito, nel Comune, al Parlamento, nelle associazioni, in cui ha profuso il suo impegno. Io lo ricordo come uno di quei maestri di vita ai quali sempre, con il passare degli anni, capisci di dovere tanto. La sua morte lascia un vuoto che nessuno potrà mai colmare. La nostra consolazione, e consolazione per la sua famiglia, per i suoi cari, per i suoi amici e compagni, è sapere che Alvaro ha speso bene la sua vita». L’assessore Stefania Pezzopane ha scritto: «Se ne è andato Alvaro. Alvaro Iovannitti. Vederlo spegnersi in silenzio, quasi con eleganza, nonostante i tormenti della malattia vorace che lo consumava, è per me una sua ennesima lezione di vita. Non mi sembra ancora possibile che non ci sia più. Per me è stato e sarà sempre un maestro di vita. Un uomo buono e tenace. Consigliere comunale, poi parlamentare, è rimasto sempre un uomo semplice, profondamente legato alla sua terra, Paganica, e alla sua città, L’Aquila. Un uomo che si era fatto da solo lottando per la gente e per i diritti dei più deboli. Alla moglie Diva, ai figli Mimmo e Dino e a tutti i suoi amati un abbraccio forte forte». «Il Pd ha il dovere di non disperdere il grande insegnamento etico di Alvaro Iovannitti. La sua tensione morale e la sua passione civile devono sopravvivere alla scomparsa di un uomo al quale il centrosinistra aquilano e abruzzese deve moltissimo». Lo ha affermato il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci. «Iovannitti appartiene a quella generazione che ha costruito pezzo dopo pezzo l’Italia repubblicana e costituzionale» ricorda Paolucci «e in questi momenti difficili per L’Aquila e i suoi cittadini, ha rappresentato un punto di riferimento costante, senza mai mettere in secondo piano la difesa dei valori antifascisti e repubblicani di cui ha fatto una ragione del suo impegno anche ai vertici dell’Anpi. Alla sua famiglia va l’abbraccio del Pd abruzzese».
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