MILANO. Non bastavano le inchieste incrociate di cinque procure. Sulla Lega piove ora il fango sollevato dai dipendenti licenziati dopo lo scandalo. Come l’ex autista di Umberto e Renzo Bossi che - messo alla porta per screzi con «il trota» - decise di registrate i colloqui in cui Francesco Belsito, ancora cassiere del partito, gli dà il benservito.
Le intercettazioni ambientali fai da te realizzate da Oscar Morando risalgono al gennaio scorso, quando sui giornali era appena esplosa la bomba degli investimenti del Carroccio in Cipro e Tanzania. Colloqui di nessuna rilevanza penale, ma che confermano ulteriormente un risultato investigativo già acquisito: ovvero che Belsito disponeva di un proprio ufficio, oltre che in via Bellerio, anche nello studio legale di Bruno Mafrici, sedicente avvocato sospettato di essere in affari con emissari della’ndrangheta a Milano. Ufficio, quello di via Durini, dove Belsito curava anche gli affari della Lega.
Il 12 gennaio scorso è infatti in via Durini che Belsito e Morando si incontrano. Morando è arrabbiato e registra tutto. Con Belsito ha già discusso in una precedente occasione. Motivo: il pessimo rapporto con «il Trota» che tratta lui e la scorta «come un giocattolo» e li costringe ad usare «sirena e paletta» per accompagnarlo dal dentista o peggio nelle beauty farm di Brescia a farsi massaggiare. Situazioni di cui Morando informa Belsito già nel marzo del 2011.
Il tesoriere, stavolta, lo ha convocato per annunciargli «l’uscita» dal Carroccio. E Morando attacca. «Io attuo tutto quello che mi è stato chiesto dalla Manuela e dalla Rosi, io faccio esattamente quello che loro mi chiedono», dice a Belsito riferendosi alla Mauro e alla Marrone, la moglie del Senatùr. Poi ancora: «Il ragazzo dice che gli si rompe i coglioni perché non gli sta bene che ci sia una persona che faccia non quello che dice lui, ma io ho fatto esattamente quello che la signora Manuela e la signora Rosi mi han chiesto di fare». Belsito non si scompone: «Decide il capo chi sta in squadra. Io ho dovuto metterti fuori dalla squadra del capo e metterti con Renzo. È un rapporto fiduciario, se poi non ci sono più gli estremi, io non voglio entrare nel merito. Io ho una mansione...».
Infine il brano che prova la presenza dei due nello studio di Via Durini 14, da tempo messo sotto osservazione dagli uomini della Direzione investigativa antimafia di Reggio calabria. «Qui dove siamo Francesco?», chiede Morando. «Avvocati, studio di avvocati, e’ uno studio professionale questo. Qua ce ne sono 30 di avvocati. Ce n’è una caterva, anche di commercialisti», risponde Belsito che a Reggio Calabria è ora indagato per concorso in riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa.