Il premier invita alla calma e rimanda tutto al "conclave" di Caserta dell'11 e 12 gennaio
ROMA. Una guerra di posizione che anticipa il confronto interno a governo e maggioranza. E' quella che si sta giocando in queste ore sulla previdenza. La sinistra radicale dice no all'aumento dell'età pensionabile e ai disincentivi per chi vuole smettere prima di lavorare. L'Ulivo si mostra prudente, ma ribadisce la ferma volontà di andare avanti con la riforma perchè, è la tesi, non è più rinviabile un riequilibrio del sistema. Romano Prodi media, invita alla calma e rimanda tutto al conclave ministeriale di Caserta. In questo momento prevale la volontà di non alzare i toni. Oggi c'è la conferenza stampa di fine anno del premier e, soprattutto, un governo che ha appena portato a casa le Finanziaria tra tensioni e polemiche non ha bisogno di riaprire immediatamente un altro fronte. Anche perchè, si ragiona nell'Unione, non ha senso polemizzare prima che il confronto con le parti sociali abbia inizio. Dunque le forze in campo si preparano.
Prima tappa, l'appuntamento di Caserta, fissato per l'11 e 12 gennaio.
Rifondazione comunista presenta le proprie proposte il 18, con una iniziativa alla quale partecipano anche i segretari di Cgil, Cisl e Uil. La risposta dell'Ulivo arriva il sei giorni dopo. Il 24 gennaio Ds e Margherita tengono un convegno nazionale sul lavoro, e il tema della previdenza sarà centrale. Ci saranno Piero Fassino e Francesco Rutelli. Forse anche il presidente del Consiglio.
Di fronte all'ala riformista che considera inevitabile intervenire sulla previdenza, si mobilità l'ala sinistra. Il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) avverte: «Dobbiamo abbattere lo scalone introdotto da Berlusconi. Sono favorevole agli incentivi, ma non ai disincentivi». Per il Verde Paolo Cento, sottosegretario all'Economia, la riforma «può essere affrontata solo nell'ambito di un ripensamento più generale degli ammortizzatori sociali». E se i Comunisti italiani invitano a muoversi secondo le linee indicate nel programma elettorale, tutti nel centrosinistra sono d'accordo su un punto: si deve procedere in accordo con i sindacati.
Ma proprio dai sindacati arriva il fuoco di sbarramento: no alle ipotesi di revisione del sistema previdenziale che passino per meccanismi disincentivanti all'uscita dal mercato del lavoro. «Lo scalone va abolito tornando alle vecchie regole. Punto», ha già avvisato ieri dalle colonne di un quotidiano il leader della Uil, Luigi Angeletti e con lui ci sono tutti i sindacati. «Dire disincentivi è come dire che resta lo scalone» avverte il segretario della Fiom, Giorgio Cremaschi, che sul punto annuncia «opposizione totale» ricordando che su questa stessa ipotesi, con il governo Berlusconi, c'è stato lo sciopero generale. Anche la Cisl è contraria a «qualsiasi ipotesi di disincentivi» per andare in pensione, afferma il segretario generale aggiunto dell'organizzazione, Pier Paolo Baretta, che si rifiuta, però, «di prendere in considerazioni informazioni che non corrispondono a proposte ufficiali del governo e che non siano presentate al tavolo negoziale».
La Cgil addirittura rilancia: le nuove entrate contributive per circa 5 miliardi di euro «strutturali» che deriveranno dall'aumento dei contributi per autonomi e precari previsto in Finanziaria devono servire a finanziare l'eliminazione dello scalone.
La Rosa nel Pugno però incalza: «Se il buongiorno si vede dal mattino - dice il radicale Daniele Capezzone - non sarà una buona giornata. Prima ancora che il dibattito parta, assistiamo a un fitto fuoco di sbarramento della sinistra estremista e massimalista. Il rischio di sconfitta è cocente». Rutelli assicura che i diritti acquisiti non saranno toccati, ma invita a pensare ai giovani che rischiano di non avere una pensione. E' chiaro che Ds e Margherita non sono disposti a fare marcia indietro: l'età pensionabile va in qualche modo aumentata, avverte l'Ulivo. Pena, il collasso del sistema. «Checchè ne dicano a Rifondazione - osserva un dirigente della Margherita - nel programma c'è scritto di applicare la riforma Dini. Altrimenti è un disastro. L'alternativa è tenersi lo scalone di Maroni».
Insomma, il confronto è aperto e a gennaio entrerà nel vivo. Nel frattempo, la Casa delle libertà non perde l'occasione di sottolineare le differenze nella maggioranza. Opinione comune del centrodestra è che anche questa volta a prevalere sarà la sinistra radicale.