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Data: 01/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il giudice riammette la Fiom in Sevel. La sentenza: attività antisindacale dell’azienda di Atessa del gruppo Fiat. Landini: «Difesa la libertà sindacale»

La decisione: non può essere considerato irrilevante il dato di effettiva rappresentatività del sindacato

LANCIANO. La Fiom rientra nella fabbrica del Ducato Fiat. Lo ha deciso, ieri, il giudice del lavoro del tribunale di Lanciano, Flavia Grilli, che ha accolto il ricorso presentato lo scorso 5 marzo dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil contro la decisione della Sevel di non riconoscere 14 rappresentanti sindacali aziendali (rsa) all’interno della fabbrica.
Il giudice ha, quindi, imposto alla Sevel, e dunque alla Fiat, di cessare immediatamente la condotta antisindacale e di consentire e riconoscere la nomina delle rsa della Fiom, garantendo loro l’esercizio di tutti i diritti previsti dallo Statuto dei lavoratori.
Il giudice, inoltre, ha imposto alla Sevel l’obbligo di affiggere la sentenza nei locali dell’azienda e in un luogo accessibile a tutti per 20 giorni.
Oltre a rientrare nello stabilimento del furgone Ducato la Fiom ricompare, quindi, anche nelle bacheche, da dove era stata esclusa a partire dal 1º gennaio scoerso per non aver sottoscritto l’Accordo-Fiat del 13 dicembre 2011.
Ed è un 1º maggio sull’orlo delle lacrime di gioia quello vissuto da Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom. «Non potevamo augurarci una festa dei lavoratori migliore», commenta, «una data e una sentenza che segnano la riconquista delle libertà sindacali».
La Fiom di Chieti, così come accaduto in decine di altri stabilimenti Fiat in tutta Italia, aveva deciso di fare ricorso al tribunale del lavoro per far valere i propri diritti di rappresentanza all’interno della Sevel, il più grande stabilimento d’Europa per la produzione dei veicoli commerciali leggeri.
«Rientriamo dalla porta principale», prosegue Di Rocco, «e nei prossimi giorni nomineremo le 17 rsa che ci spettano».
Intanto le elezioni in Sevel per la nomina delle rsa si sono già consumate il 18 e il 19 aprile scorsi. Il risultato aveva visto un aumento esponenziale delle rsa Fim-Cisl, 25 su 51, e la crescita delle rsa di tutti i sindacati firmatari del contratto Fiat: Uilm-Uil, Fismic e Ugl.
La Fiom aveva però cantato vittoria lo stesso: sono state, infatti, 1.054 le schede nulle «di protesta», un balzo enorme se confrontato alle 123 schede bianche e nulle delle ultime elezioni del 2009.
LA SENTENZA.
Il giudice Grilli, al contrario di altri colleghi che in alcuni tribunali italiani hanno dato ragione alla Fiat, non ha applicato un’interpretazione «esasperatamente letterale» dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. «Occorre», scrive nella sua sentenza, «operare una lettura della norma indagando la ratio legis della sua formula legislativa. (...) In un momento come quello attuale, con gli inediti scenari che caratterizzano il sistema delle relazioni industriali, è possibile affermare che ai fini della legittimazione a costituire rsa, stipulare un contratto di qualsiasi livello costituisce sicuramente un ragionevole criterio selettivo stabilito dalla legge, ma non l’unico possibile».
Per il giudice, che ha fatto riferimento anche a sentenze della Corte costituzionale, «non può essere considerato irrilevante il dato concreto di effettiva rappresentatività del sindacato».
In sostanza la Fiom esiste, grazie al numero dei suoi iscritti e alle battaglie e all’attività sindacale portati avanti, ed ha diritto ad essere rappresentata nelle fabbriche. Con o senza contratto stipulato con la Fiat.
LE REAZIONI.
La multinazionale torinese si è trincerata dietro un secco «no comment». Marco Fars e Riccardo Di Gregorio, rispettivamente segretari regionale e provinciale di Rifondazione comunista, invece, definiscono «fuorilegge» sia l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sia il segretario generale della Cisl. Raffaele Bonanni.
«La sentenza di ieri ha sancito che è illegittimo escludere dalle fabbriche un sindacato che non è d’accordo con il padrone», commentano Fars e Di Gregorio in una nota congiunta, «e che non si può negare la democrazia in fabbrica, non si può imporre ai lavoratori di farsi rappresentare dai soli sindacati che accettano ogni capriccio del padrone».

Landini: «Difesa la libertà sindacale»

PESCARA. «Su 12 sentenze, per 6 volte è stata condannata Fiat e per altre sei abbiamo perso noi, c’è una sorta di equilibrio nel pronunciamento dei giudici». E’ il commento di Maurizio Landini alla sentenza anche ha riammesso la Fiom nella Sevel di Atessa. «Resta il tema evidente», ha aggiunto il ssegretario nazionale della Fiom-Cgil, «di difendere la libertà di chi lavora di scegliersi il sindacato che vuole. Un elemento di valore generale anche per la festa del Primo maggio».

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