Roma, bufera sull’azienda di trasporto. Aperta un’inchiesta
È scritto per uscire dall’anonimato, come un ceffone ben tirato a quanti hanno appena celebrato la festa della Liberazione dal nazifascismo.
La foto è stata pubblicata su «non leggere questo blog»: mostra un autobus di linea dell’Atac, azienda di trasporto pubblico di Roma, con il display illuminato dalla frase «Onore al duce» al posto del numero e della direzione del mezzo. Dovrebbe essere stata scattata sabato scorso, si vede la targa del bus (CA421EF) e ingrandendo l’immagine anche un uomo riflesso sul vetro, probabilmente un autista che fa una foto con il telefonino. Immediati i commenti, per lo più indignati, sui social network. Ma c’è pure chi difende il messaggio e l’ideologia che diffonde, incurante del fatto che quello sia un mezzo pubblico e non un diario privato. Reazioni che comunque spingono Atac a precisare su Twitter di aver avviato «un’indagine interna sull’utilizzo improprio del display di un autobus della rimessa di Acilia».
L’azienda sta cercando di risalire all’autore del «grave atto al fine di far scattare le sanzioni disciplinari previste (sospensione del lavoro e dello stipendio). Qualora il gesto configurasse reati di carattere penale al di fuori dello stretto ambito aziendale, Atac spa provvederà a informare senz’altro l’autorità giudiziaria». Apologia del fascismo, il probabile tipo di reato, previsto dalla legge Scelba del 20 giugno 1952. All’articolo 4 si legge che è punibile chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
Gli elementi che ha l’Atac a disposizione per identificare l’autore del gesto sono il numero della vettura, il fatto che fosse ferma con altri mezzi accanto e che si intravede un «fotografo» riflesso nel parabrezza. Se l’autobus fosse stato in movimento, ad azionare il display non poteva essere altri che l’autista; in questo caso invece il responsabile può essere chiunque abbia accesso nel deposito: autisti, manutentori, meccanici.
L’episodio va ad allungare l’elenco delle provocazioni - dai manifesti con il profilo del duce, ai commenti pesanti su immigrati, rom ed ebrei messi in rete - di stampo fascista avvenute a Roma di recente. Il 25 aprile su Twitter era stata postata un’altra foto nostalgica. Sul display di una pompa di benzina in via Appia Nuova al posto del costo del carburante c’era scritto «Duce a noi» e «Duce duce». Appena tre giorni fa un altro inciampo, stavolta del Campidoglio. Per sedare le polemiche, è stato il sindaco Alemanno a fare retromarcia e annullare la presentazione di un’edizione del libro «Così parlò Zarathustra» di Nietzsche da parte dell’ex terrorista nero Franco Freda.
Alla vigilia della festa della Liberazione, sono comparsi ovunque in città manifesti che inneggiano alla Repubblica di Salò e davanti alle scuole striscioni che prendevano le distanze dal 25 aprile. Al liceo Avogadro l’ex partigiano Mario Bottazzi è stato contestato da un paio di studenti di estrema destra. L’opposizione punta l’indice sul senso di impunità che si respira nell’estremismo di destra e sulla «Parentopoli ideologica» che ha guidato le assunzioni nelle Municipalizzate. «Con Alemanno in Campidoglio, lo scandalo Parentopoli ha portato in Atac all’assunzione senza concorso di migliaia di simpatizzanti ed estremisti di destra», commenta il segretario del Pd romano Marco Miccoli. «L'utilizzo improprio del display di un autobus di linea è un fatto grave, che non solo lede l'immagine dell’Atac, ma dell'intera città», dichiara l'assessore alla Mobilità di Roma Capitale, Antonello Aurigemma (Pdl), che auspica «la più ferma applicazione dei provvedimenti disciplinari previsti». Il leader della Destra Francesco Storace, minimizza: «In fondo si tratta di un semplice camerAtac».