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Pescara, 12/12/2019
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Data: 03/05/2012
Testata giornalistica: RETE5.TV
Trasporto Abruzzo: bilancio Gtm aspettando la fusione

PESCARA – Aspettando la fusione delle tre compagnie di trasporto pubblico regionale di cui fa parte, la Gtm di Pescara ha riconfermato il proprio cda per i prossimi tre anni. Ma con una clausola di salvaguardia, proprio in virtù della citata fusione, che nel caso vedrebbe l'annullamento delle nomine (attualmente mancanti per l’abbattimento dei costi) del direttore generale e del direttore amministrativo. Insomma qualcuno aveva anche previsto che le cose sarebbero andate così, ovvero un silenzioso ‘incassamento’ del rinnovamento degli organi, in attesa di essere inglobati dalla Newco regionale del trasporto pubblico, e poi chi vivrà vedrà.

Nulla di nuovo sotto il sole pescarese. Nonostante il presidente Michele Russo abbia sostenuto che “la riconferma del cda” non sia stata “antitetica al progetto di fusione, visto che noi come Gtm – ha detto - da tempo abbiamo iniziato a valutare questa possibilità, confidando però in una fusione che porti ad una razionalizzazione dei costi, con il mantenimento degli stessi standard di servizio”. Diplomazia aziendale, dato che il destino del trasporto abruzzese sta scritto altrove.

Comunque è stato presentato anche il bilancio 2011, con un utile marginale, e Russo ha sottolineato: “considerando che in una azienda di servizio pubblico l'obiettivo è quello del pareggio, possiamo ritenerci soddisfatti”. Per gli amanti dei numeri: “il patrimonio netto nel 2009 era di 4,2 milioni a fronte dei 4,6 di oggi (…). L'utile ante-imposte è stato di 447 mila euro che con l'applicazione dell'Irap si è ridotto a 1.966 euro”.

Magari in tempi come questi ci si può ritenere appagati, ma un’azienda pubblica dovrebbe anche aspirare a farlo crescere, quell’utile, considerando che la Gtm è un Spa a partecipazione regionale e come ha evidenziato il presidente, l’anno scorso la Regione ha versato solo un milione di euro, nonostante l’aumento del gasolio etc. Sarà ma in altri paesi si continua a pensare che anche un’azienda pubblica debba camminare con le proprie forze. Ma siamo in Italia ed è il caso di accontentarsi.

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