Cancellieri: portate la fascia tricolore, siate responsabili
ROMA - La battaglia sull’Imu si scalda e arroventa i rapporti istituzionali ai massimi livelli. Il ministro dell’Interno scende in una polemica aspra con i sindaci, da diverse settimane ormai sul piede di guerra. I primi cittadini sono sempre più determinati nel chiedere al governo di cambiare quella che considerano una vera e propria patrimoniale, neppure tanto mascherata, che toglie loro risorse costringendoli a tagliare servizi ai cittadini. Da Alfano a Bersani, in tutti comizi elettorali il tema dell’imposta sulla casa è diventato centrale per il voto amministrativo di domenica prossima e anche i leader nazionali non si sottraggono al dibattito.
Le tante proteste dei sindaci devono aver convinto Anna Maria Cancellieri che era il momento per un energico richiamo all’ordine. Partito ieri mattina dal Viminale in termini piuttosto perentori. «I sindaci sono ufficiali di governo, hanno funzioni istituzionali ed è bene che non dimentichino mai che portano la fascia tricolore e lavorano per il Paese», ha detto il ministro aggiungendo che quella fascia sul petto ha un significato che impone responsabilità. «Comprendo perfettamente le difficoltà però il senso dello Stato non deve mai venire meno», ha proseguito il ministro. Un richiamo seguito da una timida apertura sul merito. «Quella dell’Imu è una problematica molto delicata – ha riconosciuto la titolare dell’Interno - perché tocca le persone e quindi ci vuole molta attenzione e noi la avremo. Tutto quello che è attenzione al sociale e ai bisogni della gente va benissimo».
La risposta dei sindaci è arrivata, a stretto giro, proprio dalla sede dell’Anci, dove l’associazione aveva organizzato una conferenza stampa per presentare le iniziative di protesta che sfoceranno, il 24 maggio a Venezia, in un raduno generale dei primi cittadini. «Vorremmo che lo Stato non si ricordasse che noi siamo un pezzo della Repubblica solo quando si tratta di riscuotere le tasse e gestire l’ordine pubblico», ha replicato con tono severo il presidente Graziano Delrio dicendosi disposto, se l’imposta torna municipale, a «rinunciare a tutti i trasferimenti statali proporzionali alle entrate dell’Imu».
Tuttavia, l’Anci cerca in queste ore di non cadere nelle forme di protesta più estreme. Delrio, che pure non ha nascosto il rischio che l’Imu venga largamente evasa dai cittadini, è stato chiaro in questo senso. Un sindaco di peso, come Giuliano Pisapia, ha invece invitato le fasce tricolori ad alzare il livello della protesta. Secondo Pisapia, con l’Imu «per gli enti locali sarà sempre più difficile garantire i servizi essenziali e lo sviluppo economico, ancor più necessari in questo momento di crisi». Più nel dettaglio tecnico, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha sostenuto che «l’Ici era sicuramente meglio dell’Imu perché più flessibile e manovrabile dai comuni. Oggi l’Imu è qualcosa di profondamente diverso anche rispetto a quella ipotizzata con il federalismo fiscale. Questa è una patrimoniale rigida incentrata sui beni immobiliari e le case, non un’imposta comunale».
E che l’Imu faccia rimpiangere la vecchia Ici, penalizzando enti locali e cittadini, l’Anci sta cercando di dimostrarlo carte alla mano. Secondo i calcoli dell’associazione, l’Ici, nel 2011, è pesata infatti sui contribuenti per 9,2 miliardi di euro, mentre l’Imu quest’anno dovrebbe portare 21,4 miliardi di entrate. I comuni, con l’introduzione dell’Imu dovrebbero ricevere 3,2 miliardi. Ma a causa dei tagli previsti, pari a 5,7 miliardi, verranno meno 2,5 miliardi. Vale dire il 27% delle risorse.
Intanto il segretario Angelino Alfano promette: «Lavoreremo perché l’Imu possa essere una tantum». Gli risponde Pier Luigi Bersani: «L’Imu una tantum? Alfano ci dica come prendere la decina di miliardi mancanti». Il segretario del Pd però ammette che «il peso dell’Imu è effettivamente micidiale, e infatti proponemmo di attenuarlo con un’imposta personale sui grandi patrimoni».
Quanto agli appelli all’evasione lanciati nei giorni scorsi in particolare da alcuni esponenti leghisti, interviene Pier Ferdinando Casini in difesa del governo: «Lo sdegno di Monti per chi propone di non pagare le tasse è totalmente condivisibile da me e da tutti gli italiani. Mi chiedo dove fosse Maroni quando è stata abolita l’Ici, un provvedimento che oggi ci obbliga a mettere un’Imu più pesante».