Ci siamo: domenica mattina verranno aperti i seggi e una buona fetta d’Abruzzo, in testa L’Aquila, il capoluogo della Regione, si armerà di scheda e matita per scegliere sindaci e consiglieri comunali. Con L’Aquila saranno della partita città importanti come Montesilvano e Avezzano, e poi ancora Ortona, San Salvo, Spoltore e Martinsicuro. Insomma, un bel test, come si dice in queste occasioni: un test utile a valutare lo stato di salute delle forze politiche a un anno e mezzo, mese più mese meno, dalle regionali.
E fin qui abbiamo offerto un bel saggio di banalità da evento elettorale, una banalità politicamente corretta. Adesso cambiamo registro e parliamo di quel che sta accadendo veramente, almeno secondo quanto abbiamo potuto fin qui osservare, nelle città del voto. Sta accadendo che di queste elezioni interessa pochissimo al popolo votante, o presunto tale. Il solco tra partiti e cittadini si sta allargando con clamorosa evidenza, e qui non c’entra l’effetto-antipolitica di cui ci si riempie la bocca con grande facilità, in questi tempi tristi e tassati.
No, non c’entra l’antipolitica. E’ che la gente si è proprio stufata, tranquillamente ed evidentemente stufata. Manifestazioni elettorali deserte, sale riempite da claques pre-convocate per offrire un po’ di sfondo alle foto dei big calati fin quaggiù e bellamente ignorati dall’elettorato o presunto tale, candidati che s’ingegnano ad inventarsi qualcosa di attraente purchè non politico per convincere qualcuno ad esser presente al proprio comizietto altrimenti destinato a platee vuote.
A Pescara si assiste alle performances in campo neutro dei candidati a Montesilvano e Spoltore che incollano dalle parti dello stadio Adriatico o sulla riviera maxi-cartelloni sei per tre, e mandano in giro perfino bici con carrellino porta-manifesti per le strade della città maggiore, sperando di richiamare l’attenzione dei loro concittadini che votano di là ma vivono di qua, insomma li inseguono, come ciclisti disperati sulle tracce di chi è andato in fuga. E con poche speranze di riprenderli, i fuggitivi.
Magari alla fine anche chi fin qui si è abbondantemente disinteressato della campagna elettorale si presenterà al seggio, forse per abitudine, forse perchè non votare pare brutto o forse perchè stremato dal supplichevole incalzare dell’amico o del parente candidato in una delle infinite liste, e a quel punto la percentuale dei votanti salirà di qualche punto. Ma resta la sensazione netta, innegabile, chiarissima di una popolazione stanca di questa politica e soprattutto di questi politici. Una popolazione disillusa, che per antica educazione non manda verso oscure destinazioni i questuanti dal santino elettorale e dall’indefesso promettere, ma giusto per quello.
Solo all’Aquila, dove la posta in palio è più alta che altrove, la campagna elettorale sembra interessare, ma neanche poi tanto. Tutto il resto è noia, Califano docet. Resta da capire cosa i vincitori avranno davvero da festeggiare, alla fine della fiera. Resta da capire quanto il famoso test si dimostrerà probante, vero, valido. Solo una percentuale consistente di votanti legittimerà davvero queste elezioni: rimangono poche ore per invertire la tendenza di un mese vissuto con indifferenza.