La moglie: «Dal 2007 cominciò a comportarsi nell’interesse della famiglia»
Quello che ha portato i magistrati a chiedere l’arresto per lui - su cui dovrà pronunciarsi il Senato - e ordinare i domiciliari per lei e i loro commercialisti di fiducia.
La confessione. L’accusa su cui si regge per tutti gli indagati la nuova imputazione di associazione per delinquere è stata messa a verbale un mese fa: «Nel 2006 Luigi diventò senatore della Margherita - dice la donna - Disse che il suo progetto era di gestire i fondi della Margherita in modo del tutto autonomo. Voleva investire in immobili per alimentare il futuro della sua carriera politica e mi disse che, se la sua carriera fosse finita, il patrimonio sarebbe rimasto alla nostra famiglia».
La «squadra». Per riuscire nell’impresa, l’ex tesoriere Lusi si sarebbe appoggiato su un gruppo compatto: «La squadra è la squadra del Lusi - scrive il gip - E' il clan di Lusi che si adopera per assicurargli un futuro». Prima di tutto i commercialisti finiti ieri ai domiciliari, Mario Montecchia e Luigi Sebastio. I due, scrive il magistrato, «garantivano a Lusi un'indispensabile attività di supporto che si concretizzava nella sistematica scritturazione infedele e mendace sui libri contabili delle operazioni mediante le quali Lusi realizzava le indebite appropriazioni di risorse associative». Era stato lui a portarli nel partito e sebbene sia il senatore a guadagnare la maggior parte dei soldi, anche i commercialisti fanno un salto di qualità: «Attorno a 100mila euro all’anno, francamente sproporzionati». Anche la socia di studio, Diana Ferri, che per un anno risulta amministratrice unica della società che emette le presunte fatture false alla Margherita, la Ttt, e ora è iscritta al registro degli indagati, sale di livello: «Dopo aver percepito un compenso mensile di circa mille euro si merita, all’atto di abbandonare la carica, un ulteriore emolumento di 100mila euro».
Il «saccheggio». Il meccanismo descritto come «saccheggio per fini privati» dai conti del partito sarebbe partito a inizio 2007. L’ex scout, che gestiva praticamente da solo i 79 milioni di euro ricevuti dal partito fino al 2011, a fine impresa sarebbe riuscito ad appropriarsi di almeno 22 milioni di euro, cifra che è ancora destinata ad aumentare, scrive la gip d’Alessandro, visto che all’appello mancano 4 milioni di euro in assegni «liberi e a cifra tonda» e uno in contanti. Stando agli atti, la prima mossa sarebbe della primavera del 2007: cinque appartamenti a Capistrello, in provincia dell’Aquila, ristrutturati con 1,3 milioni di euro in «assegni di piccolo taglio tratti su un conto Bnl e consegnati con beneficiario in bianco» a quello che diventerà l’imprenditore edile di fiducia della famiglia. Quindi, a giugno 2007, l’idea di mettere sul conto della moglie di Lusi un totale di 3.281.000 euro che, successivamente, saranno quasi tutti spostati in Canada.
I 90 bonifici. Ma visto che il denaro da spostare aumenta, ecco il salto di qualità. La creazione di una società fittizia, la Ttt. Tra il 2007 e il 2011 la nuova creatura riceve dalla Margherita la somma di 13.579.200 euro, tramite 90 bonifici tutti inferiori alla soglia di 150mila euro che avrebbe chiesto il visto da parte di altri dirigenti.
Le ville ai Castelli. Buona parte dei soldi vanno per la splendida villa Kuda di Genzano, quella in cui il senatore vive ancora oggi e che costa prima un milione fatturato dalla Ttt e poi altri 2,7 milioni di euro «in nero». Poi spunta un milione per intestare alla nipote, Micol D’Andrea, una bella tenuta a Genzano. E infine, prestiti ad amici e parenti, coronati dal festeggiamento d’eccezione per il matrimonio curato dallo chef dei vip, Antonino Colonna. Il gip registra la spesa come «un versamento non trascurabile effettuato allo chef Antonello Colonna per le spese del pranzo di nozze».
«Spese di propaganda». In generale, il meccanismo messo in piedi dal «clan» prevede che le appropriazioni vengano fatte passare per spese del partito. I primi assegni dati all’imprenditore edile Ruggieri, per gli appartamenti di Capistrello, ad esempio, nella contabilità del partito figurano con le causali «trasferta personale dipendente e collaboratori». E il primo dei novanta bonifici alla Ttt, invece, finirà nel libro giornale sotto la formula «per addestramento e formazione per strutture complesse». E quindi a bilancio con la voce «spese di pubblicità e propaganda». «Le anomale scritturazioni relative all'imputazione dei bonifici Ttt nelle varie voci di spesa erano funzionali a un ben preciso disegno: spalmare su molte diverse voci del rendiconto le uscite verso la Ttt, in modo da meglio mascherare ciò che stava accadendo».
Il superattico. Infine, il senatore compra attico e superattico in via Monserrato, a due passi da Campo de Fiori a Roma. Anche in questo caso, i pagamenti vanno in ordine sparso. In parte sono fatturati dalla società fittizia come spese del partito, ma un’altra parte sarebbe arrivata in nero: «Il cedente Giuseppe L'Abbate ebbe a ricevere la somma di 1.355.000,00 euro in assegni liberi della Margherita. Sentito a verbale il L'Abbate ha confermato la circostanza precisando che tale somma, proveniente dalla Margherita, non rappresentava altro che un sovrapprezzo in nero concordato con il Lusi».
Calunnie contro il partito. Eppure secondo il magistrato, Lusi ha cercato fino all’ultimo di occultare le prove. Evitando di ammettere l’ultimo milione consegnato per l’attico e i 30mila euro allo chef Colonna, scoperti solo recentemente dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza. E accusando il partito. Lapidario il giudizio del gip: «Lusi ha usato termini francamente intimidatori. Dirsi autore di versamenti ad altri parlamentari aveva una portata devastante e creava, per ciò solo, un alone di sospetto sugli esponenti politici nominati».